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Elio Germano e Teho Teardo, al Bolivar omaggio al “primo” Pasolini

Dopo  “Viaggio al termine della notte” di Cèline, egregiamente portato in scena nel reading -musicale già nel lontano 2011, e del recente  Paradiso XXXIII dedicato a Dante Alighieri, la consolidata coppia Teardo- Germano , porta in scena la rilettura del primo romanzo pasoliniano “Il sogno di una cosa”, con un intenso duo, musico-letterale, estremamente intenso ,quanto curato  nella struttura teatrale-rielaborativa.

Prima opera del Pasolini poeta e scrittore, che decanta il suoi luoghi natii, il volume è incentrato nel periodo storico tra il 1948-1949, sullo sfondo di una nazione del dopoguerra, tra sogni, speranze e voglia di libertà. I luoghi amati, tra Ligugnana e il Tagliamento, rappresentano la veritas geografica e umana, del popolo italiano post dopoguerra, speranzoso di una possibile ripartenza, ma ancora agonizzante dalle le ferite di una guerra cruda e nefasta. Nini, Eligio e Milio, amici nel nome della musica, sognano di evadere dalla miseria, lottando per conquistare un lavoro e una  vita dignitosa. Le controversie del tempo, le condizioni estreme, li portano a voler migrare clandestinamente nella Jugoslavia di Tito, mentre Milio, come tanti italiani del tempo, sceglie la vicina Svizzera.

Distrutti dei loro sogni e sfiniti, si ritrovano nelle lotte sindacali e dei contadini, in un continuo susseguirsi di violenze e combattimenti in nome dei valori di giustizia ed equità. Ammirabilmente riadattato, in un opera che fa della voce narrante di Germano la rievocazione maestra, lo spettacolo disegna nelle sua immaginazione auditiva, il perfetto contesto letterario, allineandosi con la scrittura amata da Pasolini, dove ci si focalizza sui valori gerarchi della classe sociale, l’uso contemporaneo di più protagonisti e il rincorrersi del sogno di “una cosa”, posta come un orizzonte lontano, mai raggiunto. L’empatica visione del suono di Teardo, si sposa meravigliosamente, con il linguaggio pasoliniano di Germano, accogliendo nelle letture momenti traccianti da percorsi elettronici, slow-guitar, ma anche strumentali, riconducendo lo spettatore in un cerchio magico tra lettura-musicale e visione figurata. La filosofia di uno pensatore libero come Pasolini è in questa opera molto lieve e dolce, ma al contempo riscopre la bellezza del “piccolo gesto”, fondante nei valori della vita quotidiana dei tre protagonisti.

Un reading-spettacolo che non mistifica ne compromette l’enorme mole letterale di Pasolini, ma bensì ne restituisce l’alto valore umano e sociale, interagendo alla perfezione nel contesto socio-politico dell’epoca e che riscopre a distanza di sessantadue anni dalla sua pubblicazione il significativo punto di analisi sulle tematiche di migrazione, lavoro e violenza.

Sergio Cimmino

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