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Life For Gaza, musica e solidarietà al Teatro Palapartenope

E’ la notte della fratellanza, del cuore e della lotta.  Il mondo dell’arte e della cultura partenopea si schiera  tutta unito per fermare il terribile genocidio in atto nella striscia di Gaza. Il Live for Gaza del Teatro Palapartenope, il primo mega concerto in Italia a sostegno del popolo palestinese , è l’occasione che dimostra ancora una volta l’immenso senso di umanità e partecipazione della città di Napoli. Il Cuore di Napoli batte al grido di “free-palestine”, per un mondo più giusto e senza guerre.

Era sold-out da giorni , il Life For Gaza, concerto-evento del Teatro Palapartenope, nato per sostenere il popolo palestinese contro il genocidio degli ultimi mesi reiterato nella Striscia di Gaza.

L’attesa  ha confermato sin dal primo pomeriggio, la totale solidarietà e vicinanza del popolo partenopeo a chi da oltre settant’anni vive un autentico massacro. Sono mamme, giovani, ma anche persone più adulte, che hanno voluto ribadire il loro dissenso, in modo attivo, colorato e pacifico ad ogni forma di violenza e guerra. La band multicolori  e festante del Gridas – Gruppo Risveglio del Sonno di Scampia, al fianco delle donne che espongono cartelli di “Stop al Genocidio”, accolgono la lunga onda resistente e dissidente partenopea. L’arte della guerra è il volume imbracciato da una ironica e irriverente statua della libertà di cartapesta, che tra bombe e missili, capeggia al centro del Teatro Partenopee. E’ si esaltano anche i musicanti e artisti del Gridas, dove una  maschera di Pulcinella ci ricorda, la sottile linea rossa tra dramma e festosità. Il dramma del genocidio, della guerra e della carestia, passa attraverso  le immagini di reportage e documentari, (tra cui Francesco Cito e Alessio Romenzi) ci ricordano l’orrore del fronte e della barriera, nel dramma abissale dei bambini e delle madri morenti. Le testimonianze passano attraverso le voci di Laura Perrotta di  (Medici Senza Frontiere) e Sara Amas (Ref. Campania della Comunità Palestinese) , ma anche del mondo del fumetto e dell’arte con l’illustratrice Valentina Gallo ,delle mostre esterne Falastin Hurrà e delle opere del street artist Marco Castaldo. E’incredibile come il flusso artistico, solidale e culturale del Life For Gaza, esprima la sua potenza in maniera potente , ma autentica, mediterranea e ribelle, in un caleidoscopio pensante , ma riflessivo, sotto le prime note scandite di una “Bella Ciao”, che apre il mega-concerto su una cover, a tratti straziante di “Cuccurucucu Paloma” di Battiato, interpretata dalla chitarra di Francesco Forni. L’istrionismo del “Live-Aids”, della pace e della solidarietà partenopeo, prosegue con le voci del sud di Massimo Ferrante e il grido intriso di world-music di Enzo Avitabile, di “Canta-Palestina”, mescolate alle poesia di Eduardo scandite dalle voci di Rosaria De Cicco e Patrizio Rispo e  i ritorni pregievoli alla canzone antologica partenopea dei “Suonno D’Ajere” nella loro “Munasterio ‘e Santa Chiara”. E’ la Napoli che inc-anta, con la sue molteplicità e contraddizioni, che lotta e ribatte, come quella del poeta Gragnaniello di “Cumm’è”, dell’inno ribelle rosso-napoletano dei Foja, di un intensa “Bella Ciao”, tradotta in lingua napoletana e dei ritmi afro-partenopei di Ciccio Merolla, che ci ricorda che Napoli è na “Malatia”.

Pungente il monologo di Ascanio Celestini, mentre Laura Morante dedica il suo pensiero in una poesia di Mahmud Darwish. Il geniale piano di Elisabetta Serio, si interpone con una grunge-rock versione ai tasti di “Smells Like Teen Spirits” dei Nirvana, mentre Fiorella Mannoia è meravigliosa nella sua dedica amara ed evocativa di “Terra Mia” di Pino Daniele. Il preludio alla lunga festa della notte, continua con lunga truppa capitanata da Daniele Sepe e i Fratelli della Costa, nel loro inno d’assalto e battagliero del “Le range fellon”, il cantautorato newpartenopeo di Roberta Colella e Giovanni Block, i ritmi vesuviani di E’Zezi e Toto Toralbo, il combat reggae storico e inossidbile dei 99 Posse, ma anche Lino Cannavacciuolo, il padre della junk-music Maurizio Capone , la chitarra di Nicola Caso e le rime di Anastasio. L’anima del popolo partenopeo è la vera protagonista della notte, attraverso le sue voci, le sue anime e le sue grida, è un eco forte e ribelle all’interno del mar  mediterraneo. Nella sua intima e viscerale conformazione, si dimostra da secoli capitale dell’ accoglienza e della città pace, ripudiando ogni forma di violenza e massacro. La cultura partenopea è al fianco dei  popoli più deboli e per una sera, o per sempre, Gaza fa parte di Napoli.

Sergio Cimmino

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