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Eleonora Bagarotti:“Gli Who tra memorabilia, fotografia e arte contemporanea”

The Kids Are Alright. 60 anni di The Who è la mostra dedicata alla leggendaria rock band britannica tenutasi alla Galleria Biffi di Piacenza dal 23 Settembre sino al 5 Novembre. Una esposizione che nasce da una idea  e dalla passione per gli Who della giornalista, scrittrice e musicista Eleonora Bagarotti e che grazie al lavoro di un prezioso gruppo di lavoro tutto al femminile, ha saputo imporsi sulla scena nazionale come importante spazio artistico e culturale, dedicato ad un autentica pietra miliare della storia del rock. Un lavoro dedizioso , attento, che ha mescolato sapientemente arte contemporanea, fotografia e memorabilia. Una mostra di assoluto livello, che nel 2024 celebrerà i 60 anni degli Who in grande stile,  pronta a fare tappa in altre città italiane. Un omaggio totale allo stile, alla cultura, e alla moda moods, a cui hanno contributo prestigiose firme del mondo della cultura e dell’arte come Marco Botti,  Francesco Cabras, Francesco CervelliAndrea ClanettiGianluigi ColinMauro Di SilvestreMatt DillonDanilo FiliosMaria Assunta Karini e Francesco Paolo PaladinoFrancesca OrelliSilvia RastelliNatalia ResminiCorrado SassiScimon e Kosmo Vinyl. La mostra è stata corredata da un incredibile catalogo, creato a scopo benefico, di cui proventi andranno alla Teenage Cancer Trust, progetto benefico legato agli Who. Al suo interno  è possibile scoprire immagini fotografiche inedite curate dai fotografi Francesco Cabras,  Filippo de Orchi, Francesco Lucarelli, Leonardo Rescic ed inoltre dei giornalisti e scrittori Carlo Massarini e Gabriele e Marco Zatterin.

Dottoressa Bagarotti, gli Who, insieme agli Stones e ai Beatles, formarono la trinità del rock. E’ stato un lavoro articolato e importante inserire in una mostra e in un catalogo lavoro lunga e leggendaria storia a sessant’anni dalla nascita?

 La parte più difficile, e meditata, è stata la selezione. In realtà, la mostra nel 2024 andrà in altre città e, dati gli spazi, aggiungeremo sezioni. Determinante è stata la creazione di un dialogo tra le fotografie, molte delle quali inedite, e le opere dii alcuni artisti contemporanei ispirate agli Who. 

 Da dove provengono gli oggetti della sezione della mostra dedicata alla memorabilia ?

Provengono da me, da Francesco Cabras e da Marco Zatterin. Inoltre da alcune collezioni private. Marco e suo figlio Gabriele, insieme a me e a Francesco, sono gli autori dei testi del catalogo della mostra. 

Ci sono pezzi inediti e rari?

Sì, parecchi. Abbiamo inoltre immagini inedite significative, cito solo due esempi: due foto del 1974 di Carlo Massarini e quattro del 1972 di Filippo De Orchi, che non finirò mai di ringraziare.

E poi c’è una sezione artistica, con opere realizzate espressamente per la mostra. Che lavori sono?

Illustrazioni, olio su tela, installazioni, caricature e quant’altro. Hanno partecipato il mitico Kosmo Vinyl, figura musicale di spicco nella Londra degli anni Settanta e Ottanta, e l’attore Matt Dillon; il pittore e scenografo Mauro Di Silvestre, il fotografo e regista Francesco Cabras, il pittore Marcel Hüppauff e gli artisti Andrea Clanetti, Marco Botti, Natalia Resmini, Scimon, Danilo Filios, Silvia Rastelli, Francesca Orelli. 

Sappiamo che allestire una mostra su gli The Who, ingloba non solo la parte musicale, ma anche il loro impatto sulla moda, sulla cultura giovanile inglese dell’epoca, sull’uso dei testi che influì un intera nuova generazione. Come ha raccontato questo lato nella mostra?

Sicuramente, al centro di questa “anteprima” piacentina – i 60 anni cadranno nel 2024 – c’è, appunto, il mezzo secolo della rock-opera “Quadrophenia” e attorno a questa gira un’ampia parte del percorso, che non a caso inizia con l’esposizione dell’unica Vespa originale che appare nel film. Le altre erano state, infatti, modificate dal regista. E’ un modello molto vissuto e significativo e averlo è un dono speciale. 

Come ha creato il connubio con la Galleria Arte Biffi di Piacenza e la sua idea di mostra ?

Le mie due alleate sono state la curator Susanna Gualazzini e la sua stagista, Noemi Lottaroli. Si può dire che la mostra “The Kids Are Alright. 60 anni di The Who” è nata per volontà femminile. 

  Alla mostra,  in maniera parallela, è legato anche uno splendido catalogo, di cui i proventi delle vendite andranno per scopo benefico alla Teenage Cancer Trust, molto legata alla band. Che feedback avete ricevuto dai visitatori sino ad oggi?

I visitatori, provenienti soprattutto dalle altre città – Udine, Modena, Cremona, Verona, Milano, Savona, Genova, Roma, ma anche dalla Francia e dalla Svizzera, dalla Germania e persino dalla Danimarca -, sono stati generosissimi. E stiamo appunto prendendo accordi per la prossima tappa della mostra, in una città molto importante, nel 2024 perché chi è venuto a visitarla è rimasto affascinato. La generosità di tutti ha concesso di raccogliere già una somma significativa, che dopo il 5 novembre verseremo al Teenager Arancera Trust così come faremo nelle prossime tappe. 

Sergio Cimmino

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