Gli Osso Sacro , con il brano “Demetra sul tamburo” si sono aggiudicati il Premo Parodi 2023. A loro anche la menzione come miglior arrangiamento. Il loro album “Urla dal Confine” è il frutto del loro concetto di tradizione, mescolata ad oralità, polistrumentismo e ricerca antropologica. Un progetto intersecato da una ricerca specifica dei testi e della musica, definita metastorico e metapoetico, che tocca l’elettronica e la spoken poetry offrendo uno sguardo alternativo frutto di esperienze immersive e totalizzanti.
Innanzitutto, che emozione è stata partecipare ad un premio dedicato ad Andrea Parodi e sopratutto vincerlo? Gli Osso Sacro si sono aggiudicati anche la menzione come per il miglior arrangiamento, un trionfo doppio, posso dirlo?
E’ stata una grande emozione ricevere un riconoscimento così significativo, avevamo tutti e tre ricordi dell’ultimo concerto di Andrea Parodi, un tripudio di emozioni che alcuni di noi hanno espresso anche con le lacrime. Siamo arrivati a Cagliari un po’ da outsider, quasi da underdog, perché la nostra è una proposta molto stratificata in cui convivono molti elementi, e che a quanto pare stimola molto anche la critica. Vincere il Premio è stato un momento davvero unico. E questo anche perché per chi ha fatto il nostro percorso, dialogare e condividere il palco con figure di assoluto spessore come Fausta Vetere o Elena Ledda o Paolo Angeli è un qualcosa che ci gratifica ancora di più! Sperimentiamo da un punto di vista sonoro, musicale e vocale, e il premio come miglior arrangiamento ci gratifica ancora di più. Poi, uno dei premi che ci riempie il cuore, è stata la menzione degli altri artisti in gara, persone splendide e performer di valore con cui abbiamo condiviso tre giorni indimenticabili.
Quale è la vostra idea di world music?
Non pensiamo di avere una soluzione, ci piace lavorare di processo e provare a monitorare quello che accade attualmente nei luoghi che viviamo. Il dibattito sul tema è aperto da tempo e ci piacerebbe partecipare perché la nostra formazione individuale va in direzioni di ricerche specifiche che nella proposta “Osso Sacro” si intersecano: Corrado è un polistrumentista esperto di Strumenti dell’Antica Grecia mentre Vittorio si occupa di Antropologia delle tradizioni popolari e di oralità. L’idea che abbiamo di World Music è molto ampia, ed è un “contenitore” che al suo interno ospita molte proposte, tra le quali, a quanto pare, anche la nostra.
Il Premio Parodi è molto attento e premia chi sperimenta e tenta di rinnovare senza però sgraziare o snaturare o attenuare la fiamma del fuoco sacro della tradizione. Quindi questa volta l’applauso lo facciamo noi al Premio in sé.
Al Premio Parodi avete vinto con il brano “Demetra sul tamburo” inserito nel vostro ultimo album “Urla di Confine”. Come nasce questo pezzo?
“Demetra sul Tamburo” è la terza traccia del disco “Urla dal confine”, un lavoro che è stato definito metastorico e mitopoetico. Nel disco tutto accade in un tempo altro e in una zona non ordinaria, precisamente ai confini tra Regno di Napoli e Stato Pontificio, dalla quale giungono le grida mute, urla universali che arrivano dai margini di ogni paese, borgo o periferia.
Qui abbiamo collocato la nostra storia. Tutto nasce dall’urgenza di raccontare con uno sguardo altro una terra specifica, liminale, dalla bellezza ingenua ed estremamente eterogenea, evidentemente spigolosa, che spesso viene liquidata semplicisticamente come “area interna”.
In questo disco rituale, che abbiamo registrato in dieci giorni con un’esperienza immersiva e totalizzante, all’interno di un vecchio essiccatoio per tabacco immerso nella natura tra le campagne di San Leucio del Sannio (BN), in quello che un tempo era il “locale a fuoco” del nonno di Vittorio, abbiamo ricollocato il mito del rapimento di Persefone.
“Demetra sul tamburo” è la madre inconsolabile della piccola Persefone, che scoperto il rapimento (che noi abbiamo trasformato in uno stupro), si reca alle porte della chiesa del paese con l’intento di farla crollare. È una tammurriata 3.0 in cui non c’è alcuna invocazione ma anzi, si ribalta il tutto. Quella della nostra Demetra che urla sul tamburo è la prima reazione all’atto tragico che dà origine al crollo dell’umanità.
Perchè avete deciso di puntare su questo brano per il Premio Parodi?
“Demetra sul tamburo” è stato il primo brano che abbiamo scritto e riteniamo che sia una giusta sintesi di quello che vuole essere il nostro operato. In Demetra convivono la spoken poetry e l’elettronica, le chitarre elettriche e la tammorra, voci antiche e un testo quanto meno degno. Al Premio Parodi abbiamo inviato due componimenti, entrambi “donna”: “Angizia”, che abbiamo eseguito nella prima serata e che ha delle sfumature hip-hop, e “Demetra sul tamburo”, che la giuria ha selezionato nello specifico come brano in gara.
Al vostro album “Urla di Confine” seguiranno appuntamenti o date live?
Come detto siamo arrivati un po’ da outsider ma la nostra dimensione è il live, in cui performiamo la nostra identità e che ci dona sempre tanto. Prima della finale Cagliari abbiamo girato per l’Italia da Nord a Sud portando la nostra testimonianza in più di 20 città, in contesti differenti e in location differenti. Amiamo performare e speriamo di poter continuare a farlo per tanto tempo in luoghi diversi. La vittoria del Premio Parodi passa soprattutto attraverso gli incontri umani e musicali che abbiamo potuto avere; abbiamo conosciuto musicisti di livello e persone preziose. Le vittorie ovviamente aiutano, ma lo scambio resta il vero Premio.A fine 2023 faremo un giro di boa con una data di “Urla dal confine” nella nostra città, a Benevento. Intanto siamo tornati in studio, e si sta progettando soprattutto per la stagione estiva del 2024, in cui cercheremo di unire live nei paesi, nei teatri e nei festival che ci ospiteranno.
Sergio Cimmino
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