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Raiz e Fausto Mesolella l’11 a Napoli

La narrativa e il canto. Il passato e il presente, sul medesimo palco, in una sintesi romantica, proletaria, migratoria. Oltre i limiti dello spazio geografico, o geopolitico, e fisico. Oltre l’insulto di chi una volta era marinaio e s’imbarcava per i continenti portando nella sacca un destino da ricreare e tanta fame.

È l’istinto che sta dietro le quinte e nelle vene di ‘Dago Red’: prima un album, uscito pochi mesi fa, oggi un concerto, che vede insieme il cantautore Raiz e il chitarrista e produttore Fausto Mesolella. Complici di uno studio che muove dalle origini dell’arte del Sud e arriva lontano. Non snaturandosi bensì moltiplicando verbi, azioni, emozioni, immagini. Così avverrà la sera dell’11 settembre, quando i due musicisti saliranno sul palcoscenico allestito nel cortile del Maschio angioino di Napoli per proporre alla platea le atmosfere e le storie di ‘Dago Red’. Disco che trova la sua origine nell’omonima collezione di racconti scritti dall’italo-americano John Fante e pubblicati negli anni Trenta del Novecento. Nelle parole degli stessi artisti, Dago Red si potrebbe tradurre approssimativamente come ‘Rosso terrone’. Intendendo il rosso come vino. Ed il ‘vino terrone’ è vino rosso paesano, quello che forse non è amato dai palati raffinati dei sommelier ma che è forte, sincero e inebriante.

Il disco – e il live – è composto dalla rielaborazione di memorabilia del canzoniere napoletano che si mescolano a ciò che napoletano non è d’anagrafe ma che, altrettanto, appartiene allo spirito di questo affascinante duo di cittadini del mondo. Le pulsioni rock, soul, blues, reggae del combo fanno pace – ci provano, perlomeno – con quelle di canzoni che illustrano una terra per esperienze itineranti, multicolor, wop. Ossia, senza passaporto. È così che naturalmente, ‘Lacreme napulitane’ [firmata da Bovio-Buongiovanni] si specchia nella “Immigrant Punk” dei Gogol Bordello di Eugene Hutz. Che ‘a muntagna vesuviana, il Vesuvio di ‘Tu ca nun chiagne’ [Libero Bovio-Ernesto De Curtis], diventa the mountain che scalano The Who in ‘See Me, Feel Me’.

Nello scenario della ‘Carmela’ immaginata da Sergio Bruni e Salvatore Palomba a un tratto si accomoda persino Leonard Cohen [‘I’m Your Man’] mentre la guerra descritta dalle strofe laceranti di ‘O surdato ‘nnammurato’ viene esorcizzata da ‘Give Me Love’ di George Harrison. Tutto scorre senza confini musicali, culturali e ideologici: persino “Maruzzella” di Renato Carosone fa un bagno nel Mediterraneo orientale e si reinventa in ebraico. Nel viaggio a ritroso, si attraversano con sorprendente simbiosi la ‘Campagna’ narrata da James Senese e Franco Del Prete e il ‘Rastaman Chant’ di Bob Marley, fino a giungere ad un Festival di Sanremo di metà anni ’70, che ridona l’opportunità di reinterpretare magicamente l’Ipocrisia di Angela Luce, ribaltandone il sentimento al maschile.

Sul palco insieme a Raiz e Mesolella ci saranno alcuni dei musicisti che hanno collaborato alle registrazioni del disco: da Mimì Ciaramella degli Avion Travel (batteria/percussioni) a Ferdinando Ghidelli (pedal steeel guitar), a Wena (voce r’n’b e corista nel disco ‘Dago Red’). Infine due ospiti speciali: Enzo Gragnaniello e l’attore Marco D’Amore, per oscillare ancora una volta tra il ritmo e le sillabe della letteratura. Se Gragnaniello intonerà con Raiz prima ‘Na bella vita’ – brano firmato proprio dal cantautore/chitarrista e inserito nella tracklist del disco ‘Controra’ degli Almamegretta – e dopo il classico ‘Cu mme’, D’Amore – fuori concorso al ‘Festival del cinema di Venezia 71’ con il lungometraggio ‘Perez’ diretto da Edoardo De Angelis, di cui è protagonista accanto a Luca Zingaretti – proporrà un paio di cover sospese fra teatro e letteratura. Vale a dire ‘Primitivamente’ di Raffaele Viviani, che andrà a innestarsi su ‘Campagna’ dei Napoli Centrale, e ‘Rondò’ tratto da ‘Rasoi’ di Enzo Moscato, che dialogherà con ‘Indifferentemente’. In questo episodio, D’Amore e Raiz si scambieranno pure i ruoli l’un l’altro: recitando/cantando.

Comunicato stampa

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