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Tonino Carotone, l’arte ribelle e romantica sotto le stelle del Vesuvio. L’intervista ai microfoni di Radio Siani

Un artista, un ribelle, un basco. Tonino Carotone è un anima musicale errante, girovaga, che porta con se molteplici linguaggi musicali.

La data del 25 Marzo dell’ “Etiliko Romantiko Tour” al Cafè Street 45 di Torre del Greco (NA), è un simposio di libertà, intesa come massima espressione di chi è capace di ipnotizzare e liberare il suo pubblico da ogni forma di legge, mentale, fisica, ideologica. Un “animale da palco” Carotone, quasi un personaggio felliniano, uno stregone capace di ammaliare con i suoi versi mediterranei, tra greco, rebetico e italiano.

Sulla sua nave, salvifica, carica di una follia istrionica ed intensa, c’è un disco manifesto, che caratterizza tutta la poliedricità di un antico maestro e cantore dell’anima folk rock, che naviga sempre a vista. Si respira nell’aria il sapore gustosamente retrò, con gli omaggi a Fred Buscaglione in “Porfirio Villarosa” e a Fausto Papetti.

“El ultimo cliente”, è un guardiano, un custode, colui che nella notte racconta storie e versi, si mescola tra leggende e diavoli. E’ cosi che un barrio di Burgos, si trasforma nei vicoli di Napoli o Atene, tra incroci di storie fumose e gli incontri da bar. Whisky, donne, nello spirito di Carotone c’è una filosofia di vita, che va oltre il valore del concetto, si fa viva, manifesta, diventa verbo e carne, oltrepassando i confini e solcando il mare delle divisioni e dei preconcetti.

Le parole, intrise di linguaggi no-border si mescolano a voci e collaborazioni come quella con Pietra Montercovino o a preziose gemme cantautorali con il delicato ed elegante omaggio a Gino Paoli con “Il Cielo in una Stanza”. Gli orizzonti non sono mai certi, ci si attraversa sempre in burrasca, Capitan Carotone è l’ ago di una bussola che ci guida e tiene ancorati alla nostra identità gitana, apolide e libertina.

La sua è l’ultima thule, di un mondo fatto ancora di speranza, aggregazione e solidarietà, dove la passione è amore e la pazzia la sua formula magica. Nella sua valigia, c’è Capossela, il Sud, Pino Daniele , ma anche l’oltremare, il fuoco e l’acqua.

E’ un mondo difficile, il filo sottile tra il futuro e la felicità (a momenti) è un lembo di speranza fatto di lotta e una immensa voglia di essere controcorrente. Siamo tutti discepoli, figli di una precarietà quotidiana, cresciuti con gli insegnamenti musicali e di vita del maestro Carotone. Ci rispecchiamo nella sua visione perché è quello che abbiamo vissuto e abbiamo tatuato sulla nostra pelle. L’essere clandestini in una società, lo si è o per vocazione o perché semplicemente si viene fagocitati dai meccanismi di potere, contorti, assurdi e che talvolta ci mettono ai margini, con logiche assurde e senza senso. Ma gli occhi e il cuore, rinascono.

Basta salire su una barca romantica, bere un sorso con amici e credere in un barlume di umanità ancora in vita, con lo sguardo rivolto verso il sud e una scialuppa di salvataggio sempre pronta ad essere gettata in mare.

Sergio Cimmino

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