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24 Grana : “Procida la nostra ispirazione, Metaversus disco indimenticabile”

Nel 1999 i 24Grana si consacravano nel panorama musicale indipendente italiano con l’album “Metaversus”.

Un disco che anticipò i tempi, nato dai live, scritto e prodotto nella fascinosa isola di Procida. A distanza di oltre vent’anni, la band attraverso la loro storica etichetta discografica La Canzonetta ha ripubblicato l’album in edizione vinilica (180 gr). I protagonisti di quello storico album e progetto ovvero Francesco Di Bella, Giuseppe Fontanella, Renato Minale e Armando Cotugno si raccontano in questa interessante intervista, tra aneddoti, curiosità e genesi di un disco iconico della scena indipendente italiana.

Nel 1999 usciva il vostro secondo album in studio “Metaversus” che consacrò i 24 Grana nel panorama musicale ed indipendente italiano. Quale fù la genesi di quel disco?

Renato: Venivamo dal primo album “Loop” in cui sono molto forti le sonorità tipiche del dub, seguito da un album live (1998) che è chiaramente piu energico del precedente e dove c’è una maggiore presenza delle chitarre di Giuseppe. Dopo è arrivato Metaversus, in cui è evidente che il percorso iniziato col disco live, ci stava portando su un nuovo territorio, più maturo e ricco di stimoli. Siamo così arrivati a fare un disco in cui convivono perfettamente rock, dub ed elettronica, con canzoni molto intense. L’abbiamo scritto e prodotto a Procida, una piccola isola nel golfo di Napoli, che ci ha davvero ispirato tanto. Credo siano questi i principali motivi per cui questo disco è molto apprezzato e che ci ha permesso di fare un decisivo step in avanti nel panorama nazionale.

A distanza di oltre vent’anni, si può dire che “Metaversus” fu un album che anticipò i tempi e le tematiche attuali riguardanti l’isolamento della persona dell’esibizionismo e del narcisismo, come ad esempio oggi vediamo oggi nei social?

Francesco: Si, in effetti i prodromi di quello che sarebbe successo c’erano già tutti, noi trovammo questa teoria in un romanzo cyberpunk (Snow crash- Stephen Neal – shake ed.) dove si parlava del Metaverso come un mondo virtuale a cui potevi accedere da un telefono ed è un po’ quello che sta succedendo. All’epoca analizzavamo la situazione dei centri sociali e del movimento no global e ci sembrava chiaro che senza una grande unità si sarebbe persa la partita.

Che Napoli era culturalmente e musicalmente quella del 1999?

Armando: Ho sempre pensato a Napoli come una spugna, capace di assorbire umori, passioni e culture. Il 1999 chideva gli anni ’90, anni di grande fermento sociale e politico che Napoli aveva assimilato e metabolizzato. C’era una grande voglia di stare insieme, conoscere, condividere sensazioni ed esperienze: Napoli era viva e aveva voglia di dire la sua, a modo suo. La musica, come sempre, riflette la societa’ e le sue dinamiche e cosi’ in quegli anni a Napoli si svilupparono tantissime realta’ artistiche, molte delle quali condividevano quel desiderio di condivisione, di conoscenza e sperimentazione. Ci si guardava intorno a 360 gradi, a stili musicali e culture diverse, con un entusiasmo e una voglia di comunicare che erano assai intensi, genuini, a volte anche “ingenui”. Il risultato fu una produzione artistica ricca che aveva tantissimo da raccontare.

A “Metaversus” fece seguito anche un memorabile tour. Che esperienza fù?

Armando: Il tour di Metaversus e’ indimenticabile. Eravamo orgogliosi del disco, pieni di energia e con un desiderio irresistibile di condividerla col pubblico. La dimensione live e’ sempre stata fondamentale per noi e durante quel tour la vivemmo pienamente. Fu davvero un tour magico, con tante tappe indimenticabili tra locali e festivals, come il Metarock di Pisa con i Morcheeba, il Pistoia Blues Festival con Ben Harper, il Neapolis con gli Asian Dub Foundation, e si chiuse dove Metaversus era iniziato: nella bellissima isola di Procida.

L’album apre con “Nel Metaverso” e si conclude con “Stai-Mai-Ccà”. In mezzo brani come “La Costanza”, “Le Abitudini” e “ La pena”. Furono brani inseriti con l’idea di costruire un concept album?

Francesco: Erano tutte canzoni incentrate sulla fuga dentro se stessi e la difficoltà di vivere in un mondo diverso da come lo si cercava .Il protagonista, attraversa momenti di angoscia ricercando un’artefatta serenità. In qualche modo i social sono diventati anche questo.

Quando avete maturato l’idea di proporre l’album in versione vinile 180 gr e perchè?

Giuseppe: Nonostante siamo dei giovincelli, siamo cresciuti con vinile ed audiocassette…
A parte gli scherzi, pensiamo che il vinile riesca meglio a rappresentare un concept musicale e visivo: le sue peculiari modalità d’ascolto e la giustizia che rende alla creatività visiva sono unici nel panorama dei supporti musicali, senza entrare nell’annosa diatriba tra suono analogico e digitale. Inoltre proprio con Metaversus facemmo i primi esperimenti in analogico, sfociati poi nelle riprese da Steve Albini per il nostro ultimo disco. Il desiderio quindi c’è sempre stato ma nel corso degli anni ci siamo dovuti confrontare con costi ed esigenze di mercato. Quale miglior modo quindi per festeggiare questo nostro ritrovarci di una ristampa in vinile? E pare che la nostra etichetta non voglia fermarsi a Metaversus…

Ad oggi nel 2021, quale valenza ha per i 24 Grana la musica indipendente e underground?

Giuseppe: E fondamentale oggi come allora: rappresenta ancora una fetta importante dei nostri ascolti. Mantenere alto l’interesse e la curiosità verso nuovi ed incontaminati suoni ci arricchisce. Inoltre siamo cresciuti e ci siamo formati musicalmente ed umanamente in questo ambiente: i primi palchi, che fossero centri sociali o locali, facevano parte di questo circuito.

 

Sergio Cimmino

di RockG

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