Al Teatro Nuovo di Napoli, la coreografa Emma Cianchi, porta in scena la sua incredibile visione compenetrante, sulla violenza di genere, firmando la sua regia, in “Boxing Valentine”, lavoro che mescola in maniera cruda e netta, un concetto di teatro-danza, quanto profondo, che psicologico. Prodotto da Art Garage, e con in scena gli attori, Gioele Barrella e Antonio Nicastro, uniti dalla incredibile performance, della danzatrice Valentina Schisa, che coniuga fisicità e coordinazione in mono unisono, il lavoro viene strutturato sulla labile, ma subdola, cultura della manipolazione, processo intriso di simbolismi e paure, tensione e debolezze. La scrittura dell’opera, vede la regista, tessere la sua idea di violenza, come un thriller psicologico e mentalista, e che basa la sua nefandezza, sulla atavica e annosa questione della persona, vista come oggetto-possesso. La proprietà, diventa in scena, una figura oscura, che dirige, comanda, e dispone, la stessa, è padrona ma laterale, e sceglie di predominare, ergendo muri , scatole e prigioni. La Cianchi, elabora, la sua immagine di dolore , con tutti i crismi dell’isolamento più puro, che sia porta, gabbia o finestra, quest’ultima si rileva solco insormontabile, per la vittima. Un lavoro, ideato e costruito, con un attenzione per lo spettatore, oltre gli schemi del coinvolgimento classico, luci, designer e cuffie, addentrano la sala, in un mondo parallelo, tra suspense e audiofonia. L’immersività, diventa un esperienza esclusiva, e permette però, di godere di uno spettacolo, al contempo contemporaneo, ma con una tinta d’avanguardia e futurista. La nudità, tanto celata, quanto ritmica, è un velo perfetto, su cui coprire e scoprire, la voglia di libertà dalla violenza subita. La mente, di chi subisce dolore, è un giocattolo fragile, che ci compare in scena, con il giusto tatto e virtuosismo. Un opera non utopica e retorica, ma idealista nel concetto di ribellione e predominanza e che sprona, in chiave “sognante”, ad attivarci, oltre ogni possibile “non deve accadere più”. Siamo tutte anime fragili, pezzi di argilla tremendamente malleabili, dalle nostre incertezze e casualità posso venire fuori mostri inattesi, l’importante è che ci sia chi, a livello teatrale, ce ne ricordi , avendo la debordante , ma necessaria, contemplazione.
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