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La Olivetti di Giancarlo Siani arriva a Radio Siani: 41 anni dopo, la sua macchina da scrivere torna a parlare e la memoria diventa voce. - Radio Siani
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La Olivetti di Giancarlo Siani arriva a Radio Siani: 41 anni dopo, la sua macchina da scrivere torna a parlare e la memoria diventa voce.

Nel 41° anniversario dell’uccisione del giornalista, la storica Olivetti Lexikon con cui Giancarlo Siani scriveva è arrivata a Ercolano per una tappa del suo viaggio itinerante. È stata ospite nello studio di Radio Siani durante una trasmissione speciale dedicata al cronista ucciso dalla camorra. Con Paolo Siani, Armando D’Alterio, Antonio Irlando, Daniela De Crescenzo, Pietro Perone, Massimo Corcione, Franco Matrone e Giovanni Taranto e Giuseppe Scognamiglio, un viaggio nella memoria di un giornalista che continua a parlare attraverso il suo lavoro.

Questa volta, nello studio di Radio Siani, c’era un ospite speciale.

Non una persona, ma un oggetto capace di raccontare una storia.

Sul tavolo della radio, durante la trasmissione dedicata a Giancarlo Siani, è arrivata la sua Olivetti Lexikon, la macchina da scrivere con la quale il giovane cronista scriveva i suoi articoli.

A 41 anni dalla sua uccisione, quella macchina è tornata in un luogo dove si parla di informazione, legalità e territorio: Radio Siani, la Radio della Legalità con sede a Ercolano in un bene confiscato alla camorra.

La Olivetti è arrivata a Radio Siani nell’ambito del suo percorso itinerante, diventando per una sera parte integrante della trasmissione. È stata posizionata nello studio, accanto ai giornalisti e agli ospiti, quasi a restituire fisicamente a quel racconto la presenza di Giancarlo.

Un’immagine potente: la macchina sulla quale un giovane giornalista scriveva le sue cronache davanti ai microfoni di una radio che oggi porta il suo nome e che trasmette da un bene sottratto alla criminalità organizzata.

La macchina da scrivere come testimone

Una macchina da scrivere non è soltanto un oggetto.

In questo caso è una testimonianza materiale di una storia professionale e umana.

Prima dei computer, prima delle redazioni digitali, prima dei social network, c’erano la carta, i tasti, l’inchiostro e le parole.

Su quella Olivetti passavano le notizie che Siani raccoglieva sul territorio, le sue cronache, le sue domande e il suo lavoro di giornalista.

Portarla oggi dentro uno studio radiofonico significa creare un ponte tra due epoche del giornalismo: quello praticato da Siani negli anni Ottanta e quello che oggi continua a raccontare il territorio attraverso strumenti completamente diversi.

E quel ponte, per una coincidenza solo apparente, passa proprio da Ercolano, in un bene confiscato alla camorra trasformato in uno spazio di informazione e di partecipazione.

Un bene confiscato, una radio, una macchina da scrivere

Il luogo nel quale è avvenuto questo incontro non è un dettaglio.

Radio Siani opera infatti all’interno di un bene confiscato alla camorra a Ercolano. Un luogo che è stato sottratto alla criminalità organizzata e restituito alla collettività.

È proprio qui che la Olivetti di Siani ha trovato per alcune ore una nuova collocazione.

Il significato è immediato: un oggetto appartenuto a un giornalista ucciso dalla camorra entra in uno spazio nato dalla sottrazione di un bene confiscato alla camorra e trasformato in luogo di informazione e legalità.

È una fotografia che racconta più di molte parole.

Da una parte c’è la macchina sulla quale Siani scriveva.

Dall’altra ci sono i microfoni di una radio che continua a fare comunicazione e promozione dell’antimafia.

In mezzo, la memoria di un giornalista che a 26 anni pagò con la vita il proprio lavoro.

41 anni dopo, la domanda resta quella del giornalismo

Il 23 settembre 1985 Giancarlo Siani venne ucciso a Napoli. Aveva 26 anni.

Quarantuno anni dopo, il modo più concreto per ricordarlo non è soltanto ripercorrerne la biografia, ma tornare alle domande che stanno alla base del suo mestiere: che cosa significa raccontare un territorio? Quanto è importante cercare le notizie? Cosa significa fare il giornalista quando le informazioni riguardano poteri criminali e interessi economici e politici?

La trasmissione di Radio Siani ha scelto di affrontare queste domande attraverso le testimonianze di chi ha conosciuto Giancarlo e attraverso un oggetto che più di ogni altro restituisce fisicità al suo lavoro.

La Olivetti Lexikon, ferma davanti ai microfoni, è diventata così una sorta di presenza silenziosa della puntata.

Non poteva parlare.

Ma raccontava.

Raccontava il tempo in cui Giancarlo batteva sui suoi tasti per trasformare fatti e informazioni in articoli.

Raccontava un mestiere.

Raccontava una vita.

E soprattutto ricordava che, dietro ogni articolo, prima di tutto c’è una scelta: quella di raccontare ciò che si vede.

Da una macchina da scrivere a un microfono

La tecnologia è cambiata. Il giornalismo è cambiato. Sono cambiati i tempi della comunicazione.

Ma una cosa resta uguale: la necessità di raccontare la realtà.

Quella Olivetti, arrivata a Radio Siani per la sua tappa itinerante, ha attraversato decenni di storia per ritrovarsi nello studio di una radio nata in un bene confiscato alla camorra.

E per una volta il suo viaggio non è stato soltanto un viaggio nella memoria.

È stato un incontro tra passato e presente.

La macchina di Giancarlo è tornata dove si fa informazione.

A 41 anni dalla sua morte, mentre fuori continuano a cambiare gli strumenti con cui raccontiamo il mondo, quella vecchia Olivetti sembra ricordarci una cosa semplice: le macchine possono cambiare, ma il valore delle parole dipende ancora da chi sceglie di usarle.

Una memoria affidata alle voci di chi c’era

Nel podcast video, la storia di Giancarlo viene ripercorsa attraverso testimonianze diverse, capaci di restituire non soltanto il volto pubblico del giornalista, ma anche quello umano e professionale.

A raccontarlo c’è Paolo Siani, fratello di Giancarlo, che nel corso degli anni ha contribuito a mantenere viva una memoria fatta non soltanto di dolore, ma anche di impegno. Una memoria che, come ha sottolineato in occasione del quarantesimo anniversario, deve trasformarsi in un impegno rivolto soprattutto ai giovani. C’è poi Armando D’Alterio, il magistrato che ha avuto un ruolo fondamentale nella ricostruzione giudiziaria dell’omicidio Siani. Il suo racconto permette di ripercorrere gli anni delle indagini e quel lavoro investigativo che contribuì a fare luce sul movente e sulle responsabilità dell’assassinio.

A parlare è anche Antonio Irlando, amico storico e collega di Giancarlo, la cui testimonianza permette di avvicinarsi al ragazzo e al giornalista al di là delle celebrazioni e delle commemorazioni.

Con Daniela De Crescenzo, collega de Il Mattino, il racconto torna invece al giornalismo e al mestiere della cronaca, a quella redazione e a quella generazione di professionisti che ha conosciuto direttamente la vicenda Siani e il suo significato per il giornalismo napoletano.

E infine c’è Giovanni Taranto, giornalista e collega, che Giancarlo lo aveva conosciuto quando era ancora ragazzo. La sua testimonianza aggiunge alla narrazione un punto di vista particolare: quello di chi ha incontrato Siani prima ancora che diventasse, dopo la sua morte, uno dei simboli del giornalismo contro la criminalità organizzata.

Sono stati inoltre ospiti Massimo Corcione, Franco Matrone e Pietro Perone, autore del libro Giancarlo Siani terra nemica.

Dal ricordo all’impegno

La trasmissione è stata condotta da Giuseppe Scognamiglio, presidente della cooperativa che anima Radio Siani, e dallo stesso Giovanni Taranto.

La scelta di realizzare il podcast proprio nella sede di Radio Siani assume così un significato particolare.

Da una parte c’è il ricordo di un giornalista che venne assassinato per il suo lavoro. Dall’altra c’è una radio che nasce all’interno di un bene confiscato alla camorra e che utilizza ogni giorno la comunicazione per costruire una narrazione diversa del territorio.

È un passaggio simbolico forte: un luogo che apparteneva al potere criminale diventa un luogo dal quale si parla di legalità, informazione e partecipazione.

E in questo spazio la memoria di Siani non resta ferma al passato. Diventa una domanda rivolta al presente: cosa significa oggi fare il giornalista? Quanto conta continuare a raccontare i fatti, verificare le informazioni, dare voce a chi non ne ha e non rinunciare alla propria autonomia?

Sono interrogativi che attraversano anche il dibattito contemporaneo sul giornalismo e che rendono ancora attuale la figura di Siani. Nel 2025, in occasione dei quarant’anni dalla sua morte, il fratello Paolo Siani aveva ribadito l’importanza di unire memoria e impegno e di trasmettere ai giovani il significato di quella storia.

Quarantuno anni dopo, Giancarlo continua a parlare

La storia di Giancarlo Siani è stata raccontata in libri, film, documentari, nelle scuole e nelle redazioni. Nel 2026 anche un documentario Rai ha ripercorso la sua vita, il suo lavoro e le indagini che portarono alla ricostruzione dell’omicidio, ricordandone il valore come simbolo di un giornalismo libero e di impegno civile. Ma forse il modo più autentico per ricordarlo è continuare a fare ciò che lui faceva: raccontare.

Raccontare le persone, i territori, le contraddizioni, le ingiustizie. Cercare le notizie. Fare domande. Non accontentarsi delle versioni ufficiali quando i fatti raccontano qualcosa di diverso.

A 41 anni dalla sua morte, Radio Siani sceglie quindi di ricordare Giancarlo attraverso le voci di chi lo ha conosciuto e di chi, per ragioni diverse, ha incrociato la sua storia.

Perché la memoria non è soltanto una data sul calendario.

È una voce che continua a farsi sentire.

E oggi quella voce passa anche da un bene confiscato alla camorra, nel cuore di Ercolano, trasformato in una radio della legalità.

Una radio che porta il suo nome e che, attraverso la comunicazione sociale, continua a raccontare.

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