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Maurizio De Giovanni: “L’equazione del cuore è il racconto di uno scongelamento di un cuore”

L’equazione del cuore” è l’ultimo romanzo scritto da Maurizio De Giovanni, primo tra i posti in classifica della narrativa italiana. È un libro diverso da tutti gli altri, dal momento che il suo scrittore aveva un’altra storia da molti anni e che desiderava raccontare. Per questa ragione Maurizio De Giovanni è stato ospite dei microfoni di Radio Siani.

Questo libro nasce dall’equazione di Dirac, scoperta verso la fine degli anni ’20, affermando che i sistemi di particelle subatomiche quando stanno insieme, pur separandole per un certo periodo di tempo continueranno a risentire l’una dell’altra. Dopo la morte della moglie, Massimo, professore di matematica in pensione, vive, introverso e taciturno, in una casa appartata su un’isola del golfo di Napoli. Pesca con metodo e maestria e si limita a scambiare rare e convenzionali telefonate con la figlia Cristina, che vive in una piccola città della ricca provincia padana. A interrompere il ritmo di tanta abitudinaria esistenza è la notizia di un grave incidente stradale: la figlia e il genero sono morti, il piccolo Checco è in coma.

Massimo deve assolvere i suoi doveri. Crede, una volta celebrata la cerimonia funebre, di poter tornare nella sua isola, e lasciare quel luogo freddo e inospitale. Non può. I sanitari lo vogliono presente accanto al ragazzino che giace incosciente. Controvoglia, il professore si dispone a raccontare al nipote, come può e come sa, la “sua” matematica, la fascinosa armonia dei numeri. Fuori dall’ospedale si sente addosso gli occhi della città, dove lo si addita, in quanto unico parente, come tutore del minore, potenziale erede di una impresa da cui dipende il benessere di molti.

Maurizio ha ribadito più volte come ha cercato di raccontare, in questa sua nuova creatura, “l’amore non ovvio” affermando: “Nell’amore ammettiamo normalmente un significato abbastanza stereotipato. L’amore è qualcosa che ci rende felici, qualcosa che ci rende migliori, ma non sempre è così. L’amore a volte degrada, a volte cambia, a volte è una dipendenza, a volte diventa un’ossessione, a volte diventa gelosia. Stavolta è un amore che unisce un nonno e un nipotino. Il nonno non sa di provare, non sa di sentire e continua a vivere questo amore in maniera molto separata, molto distante. Vive in una torre d’avorio, che si è creato da solo. Quindi questa condizione per questo nonno va colmata e va superata con una serie di ostacoli che lui deve ammettere per raggiungere la consapevolezza dell’amore. E’ il racconto di uno scongelamento di questo cuore”.

Al termine dell’intervista, De Giovanni ha sottolineato l’importanza di una rieducazione al linguaggio: “Fornire un modello, fornire un sorriso, fornire allegria, fornire la narrazione, anche leggera e positiva. Noi normalmente colleghiamo a certi valori la pesantezza. Ad esempio la parola legalità, ogni volta che pronunciamo questa parola vediamo un calo di attenzione immediato, perché è la forma di uno stereotipo, come una password che significa tutta una serie di cose, per cui tutto quello che io dirò successivamente a questa parola è riconoscibile come vecchio e stantio. Se noi, invece, proponessimo un modello, una bellezza, una positività e dimostrando che si può guadagnare dei soldi dalla bellezza anziché scavalcare gli ostacoli, creando piazze di spaccio per esempio o cose del genere. Secondo me sarebbe una grande possibilità. Fornire un modello rimane, secondo me, la cosa più diretta e facile da fare”.

Ecco l’intervista completa negli studi di Radio Siani.

Cristian Sannino

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