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Primo Forum espositivo dei beni confiscati Regione Campania – Le proposte di Libera Campania

Secondo l’ultima mappatura di Libera, sono 138 in Campania le realtà sociali che gestiscono beni confiscati, per lo più associazioni e cooperative sociali. Settantadue di queste realtà, pari al 52%, hanno rigenerato gli immobili liberati dalla camorra grazie ad attività legate al welfare e alle politiche sociali, prendendosi cura di chi fa più fatica. Un universo variegato e multiforme, che dà corpo alla norma e allo spirito della Legge 109/96 e che va sostenuto e incoraggiato. Complessivamente secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 25 febbraio 2022) In Campania sono 3007 i beni immobili (particelle catastali) destinati ai sensi del Codice antimafia e sono invece in totale 3575 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati. 

Libera Campania richiama l’attenzione delle Istituzioni regionali sul tema della valorizzazione dei beni confiscati con un documento dal titolo “Il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati in Campania. Visione, strategie, proposte”, presentato in occasione dell’apertura del Primo Forum espositivo dei beni confiscati promosso dalla Regione CampaniaIl documento, frutto delle riflessioni e delle proposte emerse dall’Assemblea regionale dei soggetti gestori di beni confiscati alla camorra promossa da Libera Campania lo scorso 6 marzo presso il Castello Mediceo di Ottaviano, offre una serie di spunti di analisi in grado di fornire una risposta adeguata ad alcune criticità che ancora si registrano nel sistema di valorizzazione e riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Tra queste- commenta Libera Campania nella nota- l’esigenza di una più forte attenzione al coinvolgimento del Terzo Settore nella definizione delle politiche pubbliche che possono e devono trovare nei beni confiscati strumenti privilegiati. L’esperienza dimostra che co-progettazione e co-programmazione riescono a garantire l’efficacia e la produttività delle esperienze di riutilizzo e devono essere poste a fondamento dei percorsi di programmazione delle istituzioni pubbliche. Va ridimensionato il ricorso a bandi esclusivamente destinati ai Comuni e finalizzati alle opere di rifunzionalizzazione, rafforzando il sostegno alla gestione dei beni, sia in fase di start-up che di gestione ordinaria. Libera Campania chiede che, nella programmazione delle politiche pubbliche regionali, con riferimento anche alla programmazione europea 2021-2027, il tema dei riutilizzo dei beni confiscati diventi veramente trasversale. Gli interventi pubblici in materia di welfare, politiche sociali e socio-sanitarie, agricoltura, politiche abitative, accoglienza, cultura, lavoro, ambiente devono trovare nei beni confiscati un patrimonio e una risorsa privilegiati e insostituibili.

Il ruolo dei Comuni, in questa filiera, rimane fondamentale, ma si scontra ancora con difficoltà, ritardi e, in non pochi casi, inadempienze. Occorre pertanto tornare ad investire sul rafforzamento della capacità della PA, attraverso percorsi di formazione e aggiornamento. Va poi incentivata la pratica del monitoraggio, sia sul fronte istituzionale – con un rafforzamento delle funzioni dell’Osservatorio regionale sui beni confiscati – che su quello civico, con strategie e interventi in grado di stimolare l’attenzione dei cittadini e la presa in carico delle esperienze di riutilizzo. In questa direzione deve andare anche lo sforzo di garantire la trasparenza integrale dei dati e delle informazioni. La Campania è in grado di esprimere un know how significativo, che però va ulteriormente rafforzato, anche dando piena attuazione della Legge regionale 7/2012 nelle sue varie previsioni e articolazioni, dal Piano strategico al ruolo dell’Osservatorio regionale. Uno sforzo che chiediamo perché siamo convinti che, attraverso il riutilizzo sociale dei beni confiscati, si possa costruire una nuova narrazione di questa terra e delle nostre comunità, a partire dal rovesciamento di senso legato al riuso degli immobili confiscati e dalla memoria viva delle vittime innocenti delle mafie. È per questo che Libera auspica, un indirizzo specifico delle Istituzioni nella direzione di favorire l’intitolazione dei beni confiscati e dei prodotti realizzati sui beni confiscati alle vittime innocenti della camorra e della criminalità

Infine, nel documento Libera esprime preoccupazione per il caso de La Balzana, uno dei più importanti e grandi beni confiscati in Italia, per il quale è stato definito un percorso che desta perplessità, perché, privilegiando la lottizzazione e l’utilizzo lucrativo dei terreni concessi in uso a operatori agricoli privati, è palesemente in contrasto con l’articolo 48 del Codice Antimafia. Un percorso costruito senza tenere in alcuna considerazione le proposte delle realtà sociali del territorio e le osservazioni sulla inadeguatezza dei progetti messi in campo, che appaiono totalmente disconnessi dalle reali esigenze del territorio.

Fonte: Libera

IL DOCUMENTO INTEGRALE

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