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La legge sulle unioni civili è stata approvata in Senato.

Il discutessimo DDL Cirinnà è stato approvato ieri in Senato, nonostante le modifiche rispetto al disegno iniziale, attraverso un compromesso politico, il Pd infatti è riuscito a strappare il risultato anche grazie al supporto di Alfano e Verdini.
La legge introduce due diversi istituti, per le coppie omosessuali arrivano le unioni civili, ma non la stepchild adoption ( adozione del “figliastro”) e non c’è l’obbligo di fedeltà come nel matrimonio. Per gli eterosessuali nascono le convivenze.
Con la nuova legge la pensione di reversibilità e il Tfr maturato spettano al partner dell’unione. Per la successione valgono le norme in vigore per il matrimoni: al partner superstite va la “legittima”, cioè il 50%, e il restante va agli eventuali figli.
In caso di cessazione della convivenza, “il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti.
Sarà possibile per ciascun convivente designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie. In caso di morte di uno dei partner, l’altro ha diritto di subentrare nel contratto di locazione.

Stralciata quindi la stepchild adoption, anche se la politica passa la “palla” alla giurisprudenza. Nel maxi-emendamento infatti è stata inserita una dicitura ultronea: “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozioni dalle norme vigenti”, che dovrebbe consentire ai singoli Tribunali, per via giurisprudenziale, di concedere la stepchild adoption ai singoli casi.

 

di redazione

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