In scena dallo scorso 28 sino al 30 novembre, al Teatro Serra di Napoli, lo spettacolo “Agosto”, scritto e diretto da Simone Somma con l’interpretazione dell’attrice Roberta Astuti, è una pièce teatrale dai toni tragicomici che indaga la solitudine, carpendone disagi e aspirazioni. Un modo per condurre il pubblico verso una forma di disagio, tra risate e pianto, che attraverso il personaggio di Minnie sprigiona una forte carica empatica — qualità attualissima e di cui oggi c’è estremo bisogno.
Simone, come hai strutturato “Agosto”, la tua pièce teatrale dedicata alla condizione femminile?
“Si tratta di uno spettacolo smaccatamente tragicomico, in cui l’elemento grottesco si innesta nella tragedia della protagonista. La sfida è quella di far sentire il pubblico a disagio, in bilico tra la risata e il pianto. Ho cercato, lavorando in sinergia con Roberta, di ricreare le condizioni affinché, in un contesto assurdo, il pubblico si potesse rivedere nel personaggio. Questa è la ragione per cui non amo definire ‘Agosto’ come uno spettacolo sulla condizione femminile: si tratta di una semplificazione giornalistica. Ritengo sia un’opera che parla della condizione di chi è solo, di chi ha visto affossate le proprie speranze e le proprie aspirazioni; qualcosa in cui tutti possono riconoscersi.”

Dal punto di vista teatrale e di scrittura, come hai creato il personaggio di “Minnie”?
“Ero curioso di ‘sperimentarmi’, scoprire le mie potenzialità di scrittura. Mi stimolava l’idea di calarmi nei panni di una donna, pensare e parlare come farebbe lei. Credo che, oltre a un esercizio tecnico, sia un esercizio di empatia, qualcosa di cui abbiamo terribilmente bisogno.”
Che confronto e che sinergia sono nati con la protagonista Roberta Astuti?
“Roberta è un’amica e un’attrice straordinaria. Spesso scherzando dico che è strano come determinati artisti che conosco e apprezzo abbiano tanta stima e fiducia in me; è qualcosa che penso davvero. Al di là di questo, lavorare con Roberta è sempre una bella esperienza: ho cercato di accogliere le sue proposte e integrarle con l’idea che avevo dello spettacolo al meglio delle mie possibilità. Credo che lavoriamo bene insieme, creando una bella sinergia.
Mi piacerebbe citare anche Violetta di Costanzo e il suo lavoro sugli oggetti di scena, veramente accurato. È un’altra persona con cui si lavora benissimo: ha la capacità innata di capire immediatamente un’idea, svilupparla e migliorarla.”
Il monologo affronta il problema della condizione umana sotto molteplici punti di vista. Se dovessi definirlo con un aggettivo, quale sceglieresti?
“Frenetico. Non so perché, ma credo sia il più calzante. Mi piace l’idea che ci sia frenesia in Minnie: smania di essere felice in un modo disordinato, caotico, a volte autolesionista, sicuramente inefficace, ma personale e sincero.”
Foto : Simona Pasquale
Sergio Cimmino
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