La XVIII Edizione del Premio Andrea Parodi ha visto trionfare la siciliana Luisa Briguglio. La cantautrice è stata premiata anche migliore interpretazione grazie al brano “U nnamuratu e a morti”, traccia nata da un poema spagnolo del XV secolo. Tra i più importanti concorsi a livello intenzionale di world music, in questa edizione 2025, tenutati al Teatro Massimo di Cagliari sono stati consegnati anche i riconoscimenti come miglior testo a Nicole Coceancing e miglior musica al duo Eva Verde e Danilo Tarso.
Luisa, dal premio Ethnos al premio Andrea Parodi. Due importanti riconoscimenti di livello assoluto, dedicati alla world music. Come è stato vivere questi due percorsi importanti?
Sono stati due percorsi importanti, direi essenziali, arrivati entrambi in due momenti cruciali per lo sviluppo del mio progetto solista. Entrambi pieni di imprevisti, di prove e di cose da imparare. L’Ethnos è stato il mio primo riconoscimento in assoluto, il momento in cui ho capito che la mia musica poteva interessare e piacere. Il Parodi è stato un rito di iniziazione, un’avventura magica che mi risuona ancora dentro e che non dimenticherò facilmente.
Al Premio Andrea Parodi a Cagliari, ti sei aggiudicata anche il riconoscimento come migliore interpretazione. Nella tua musica tendi a usare linguaggi diversi, giusto?
Prima ancora che la musica entrasse nella mia vita, ho fatto molto teatro e molta danza. Sono stati i miei due primi approcci alla scena. Prima ancora della voce c’è stato il corpo, il gesto, il movimento, l’idea di attraversare un’emozione per poterla trasmettere. Poi gli studi umanistici mi hanno permesso di familiarizzare con l’uso della lingua, l’analisi letteraria di un testo, la sua importanza, la scrittura. Tutto questo confluisce inevitabilmente nella mia musica, non soltanto nel modo di comporla ma anche su come portarla in scena.
A settembre scorso, hai pubblicato il tuo primo album, Truvatura. In cui alterni dialetto, italiano, ed anche una traccia in francese. Come nasce questa scelta ?
Si tratta di canzoni nate in momenti e in occasioni diverse. Mi è capitato di scrivere in diverse lingue, anche in spagnolo. Il disco è scritto prevalentemente in siciliano e in qualche misura “si pretende” siciliano, perché cantare e scrivere nella mia lingua ancestrale è stato uno dei regali più belli che mi abbia fatto la vita, è stato il filo che ha ricucito i rapporti con la mia terra d’origine. Trovano spazio due brani che fanno eccezione, come hai ben osservato. Il cacciatore è nata in italiano e non ho sentito l’esigenza di tradurla. L’italiano resta la mia prima lingua, quella in cui penso e ragione. La considero una lingua più razionale del dialetto, che invece considero una lingua emotiva. Infatti per me è difficilissimo scrivere canzoni in italiano, che dopo aver scritto non abbia voglia di stracciare! La canzone in francese, infine, l’ho scritta per una pièce teatrale a Marsiglia, ed è in qualche maniera la testimonianza più tangibile del mio passaggio e della mia vita in Francia.
Ed il brano dell’album “U’ nnamuratu e a morti”, ha vinto il Premio Parodi. Come ti sei avvicinata a questa canzone, scoprendola e proponendola?
Il brano è la “messa in musica” di un poema spagnolo anonimo del XV secolo, El enamorado y la muerte, che ho successivamente adattato in siciliano. La prima volta che ascoltai questa poesia fu durante il primo lockdown. Me la recitò a memoria un mio amico argentino a cui l’aveva insegnata suo nonno. Dopo il primo ascolto ho pensato che a quel testo mancava solo la musica e che sarebbe stato perfetto per farne una canzone. Mi piaceva, per l’appunto, la sua forma dialogica, che quindi si prestava benissimo a un gioco compositivo e interpretativo interessante. Proporla al Parodi è stata una scommessa e un modo per mostrare uno degli aspetti della mia musica, non l’unico, ma sicuramente uno dei più importanti.
L’edizione 2025 del Premio Parodi, ha visto la partecipazione di artisti di assoluto livello e sopratutto cantautrici femminili. Da artista e musicista, che feedback hai ricevuto?
Devo confessare che, proprio per il livello altissimo degli altri concorrenti, soprattutto delle mie colleghe, non credevo che la vittoria sarebbe andata a me. Dietro le quinte c’è stato sempre un ambiente di supporto reciproco e di grande rispetto tra noi. L’atmosfera è stata sempre positiva, nessuna competizione malsana, malgrado la tensione nelle tre serate abbia raggiunto livelli piuttosto alti! Personalmente ho ricevuto dei bellissimi feedback, che fanno ancora più piacere perché provengono da professioniste di cui stimo il lavoro. Con qualcuna di loro mi piacerebbe collaborare, fare un po’ di musica insieme.
La tua vittoria, avrà un seguito di live, o stai pensando ad un prossimo progetto?
L’ idea è assolutamente quella di sfruttare l’onda buona della vittoria per far girare Truvatura e suonarlo il più possibile. Per il 2026 stanno cominciando a uscire le prime date e quello che mi auguro di più e di farne tante, tante, tante!.Continuo a lavorare in altri progetti, con altre formazioni e altri stili musicali, lo considero fondamentale per crescere ancora e non chiudermi in perimetri già noti e rassicuranti. Quanto a un prossimo progetto mio, ho qualche idea ma è ancora prematuro parlarne. In ogni caso, non ho fretta: sono sicura che verrà fuori quando sarà il momento.
Sergio Cimmino
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