- 1951 Antonio Sanginiti
- 1951 Francesco Papaglia
- 1978 Antonio Esposito Ferraioli
- 1982 Mario De Marco
- 1982 Vincenzo Spinelli
- 1990 Tobia Andreozzi
- 1991 Antonio Costantino
- 1995 Antonino Longo
- 1997 Giovanni Arpa

1951
Antonio Sanginiti
Maresciallo di 41 anni
Ucciso a Delianuova (RC)
Antonio Sanginiti era un maresciallo dei Carabinieri. Il 3 agosto 1951 a Delianuova erano stati uccisi in un conflitto a fuoco con i carabinieri Gianni Macrì, latitante, e l’amico Leo Palumbo. Il successivo 30 agosto, il fratello di Gianni, Angelo Macrì, boscaiolo incensurato, uccise per vendetta Antonio Sanginiti.

1951
Francesco Papalia
Pastore di 47 anni
Ucciso a Piani di Carmelia (RC)
Francesco Papalia venne ucciso per vendetta da Angelo Macrì mentre si trovava insieme ad alcuni amici e un gruppo di pellegrini ai piedi della montagna sulla strada per il santuario della Madonna di Polsi, intenti a mangiare e bere qualcosa. Il giovane, che poco prima aveva ucciso nella piazza di Delianuova il comandante della Stazione dei Carabinieri Antonio Sanguineti, si voleva vendicare del pastore per aver rivelato dove si nascondeva il fratello Gianni, latitante, ucciso il mese prima in uno scontro a fuoco coi Carabinieri che volevano arrestarlo.

1978
Antonio Esposito Ferraioli
Sindacalista di 27 anni
Ucciso a Napoli
Il sindacalista Antonio Esposito Ferraioli lavorava come cuoco alla FATME di Pagani. Accortosi dell’arrivo di alcune partite di carne avariata nella fabbrica, denunciò il fatto. Venne ucciso dopo aver scoperto una truffa ai danni della Comunità europea organizzata dalla camorra in combutta con gli amministratori comunali di Pagani.

1982
Mario De Marco
Agente di polizia di 31 anni
Ucciso a Salerno
Il 26 agosto 1982 un gruppo di quindici terroristi assalì due autocarri dell’Esercito per impossessarsi delle armi in essi trasportate. Gli agenti Antonio Bandiera e Mario De Marco, componenti di una “volante” della Questura di Salerno, intervennero. Gli assalitori aprirono il fuoco all’impazzata, uccidendo Bandiera e ferendo De Marco, che morì il successivo 30 agosto. I processi accerteranno che gli omicidi erano stati compiuti da esponenti del gruppo terroristico “Brigate Rosse”.

1982
Vincenzo Spinelli
Di 46 anni
Ucciso a Palermo
Vincenzo Spinelli fu ucciso perché aveva riconosciuto e denunciato una persona che l’aveva rapinato. Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Onorato aveva fatto arrestare l’autore di una rapina avvenuta nel suo negozio, un giovane parente dei capimafia Giuseppe Savoca e Masino Spadaro.

1990
Tobia Andreozzi
Ragioniere di 31 anni
Ucciso a Trentola Ducenta (CE)
Tobia Andreozzi, un ragioniere incensurato, rimase vittima di un agguato mentre si trovava in compagnia di Francesco Di Chiara, il reale obiettivo dei sicari.

1991
Antonio Costantino
Geometra di 42 anni
Ucciso a Lamezia Terme (CZ)
Antonio Costantino è stato un geometra di Lamezia Terme, insegnante di religione, un uomo benvoluto e stimato dalla gente. Il delitto è avvenuto nei pressi dello svincolo Palazzo sul raccordo autostradale che collega Lamezia Terme a Catanzaro. Costantino, come ogni giorno, si era recato nel suo piccolo podere dove stava effettuando dei lavori poi, verso mezzogiorno, se ne sarebbe andato. Il sicario gli ha sparato alle spalle un colpo di fucile caricato a pallettoni, e lì, riverso nella polvere, lo hanno trovato la moglie e il fratello nel tardo pomeriggio.

1995
Antonino Longo
Imprenditore
Ucciso a Nicolisi (CT)
Antonino Longo fu ucciso a fucilate sparate mentre stava guidando la sua auto su una superstrada alle 10 del mattino: qualcuno parla di un delitto di ”altissima mafia”. Longo, incensurato e definito un imprenditore pulito, era parte lesa in un processo contro il racket in corso a Cosenza.

1997
Giovanni Arpa
Di 68 anni
Ucciso a Napoli
Giovanni Arpa era lo zio più vulnerabile e indifeso di Rosario Privato, il pentito di camorra che con le sue confessioni aveva mandato in carcere il mandante dell’omicidio di Silvia Ruotolo e scardinato un clan potentissimo. Per vendetta, un commando di sicari aveva intercettato Giovanni Arpa, operaio in pensione senza nessun conto in sospeso con la legge, e lo aveva costretto a salire su una Punto. I vendicatori della camorra lo hanno prima sgozzato e poi impiccato. Un taglio di gola per ‘punire’ una gola profonda del clan. Inutile la ‘caccia’ della polizia, le perquisizioni in decine di casali e palazzi bunker. Nelle campagne alla periferia nord di Napoli, il corpo sfigurato di Giovanni dondolava dallo stipite di una masseria abbandonata con la gola tagliata.
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