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Vittime innocenti: 26 luglio

  • 1973 Maria Giovanna Elia
  • 1988 Roberta Lanzino
  • 1991 Andrea Savoca
  • 1992 Rita Atria
  • 1993 Vincenzo De Mare

1973
Maria Giovanna Elia
Di 67 anni
Uccisa a Crotone

Maria Giovanna Elia fu uccisa per errore mentre era affacciata al balcone.


1988
Roberta Lanzino
Di 19 anni
Uccisa a Falconara Albanese (CS)

Roberta Lanzino aveva 19 anni quando due uomini la violentarono e la colpirono senza pietà al collo e alla testa con un coltello, conficcandole poi in gola una spallina per non farla urlare. La ragazza morì soffocata ed il suo corpo fu ritrovato il giorno dopo.


1991
Andrea Savoca
Di 4 anni
Ucciso a Palermo

Viene assassinato a Palermo Andrea Savoca, un bambino di appena 4 anni. Quel giorno morì anche Giovanni, padre del piccolo e rapinatore di tir. L’omicidio dell’uomo fu ordinato dai capimafia Michelangelo La Barbera e Matteo Motisi: non potevano tollerare lo “sgarro” compiuto da Savoca nell’aver portato a termine delle rapine a tir che trasportavano merci di commercianti paganti il pizzo o di mafiosi. I carnefici non si fecero alcuno scrupolo: uccisero Giovanni mentre teneva in braccio il figlio. Così facendo posero fine anche alla vita di un bambino innocente.


1992
Rita Atria
Di 17 anni
Morta a Roma

Nel 1985, all’età di undici anni Rita Atria perse il padre Vito, mafioso della locale cosca ucciso in un agguato. Alla morte del padre, Rita si legò ancora di più al fratello Nicola ed alla cognata Piera Aiello. Da Nicola, anch’egli mafioso, Rita raccolse le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna.

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Nel giugno 1991 Nicola Atria venne ucciso e sua moglie Piera Aiello, presente all’omicidio del marito, denunciò i due assassini e collaborò con la polizia. Rita Atria, a soli 17 anni, nel novembre 1991, decise di seguire le orme della cognata, cercando, nella magistratura, giustizia per quegli omicidi. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni fu il giudice Paolo Borsellino al quale si legò come ad un padre. Le deposizioni di Rita e di Piera, unitamente ad altre testimonianze, permisero di arrestare numerosi mafiosi di Partanna, Sciacca e Marsala e di avviare un’indagine sull’onorevole democristiano Vincenzino Culicchia, per trent’anni sindaco di Partanna. Una settimana dopo la strage di via d’Amelio, Rita Atria si uccise a Roma, dove viveva in segreto, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo di viale Amelia 23. Rita Atria per molti rappresenta un’eroina, per la sua capacità di rinunciare a tutto, finanche agli affetti della madre (che la ripudiò e che dopo la sua morte distrusse la lapide a martellate), per inseguire un ideale di giustizia attraverso un percorso di crescita interiore che la porterà dal desiderio di vendetta al desiderio di una vera giustizia. Rita non era una pentita di mafia: non aveva infatti mai commesso alcun reato di cui pentirsi. Correttamente ci si riferisce a lei come testimone di giustizia, figura questa che è stata legislativamente riconosciuta con la legge 45 del 13 febbraio 2001.

1993
Vincenzo De Mare

Camionista
Ucciso a Scanzano (MT)

Vincenzo De Mare fu ucciso a colpi di fucile mentre arava il podere di famiglia. Era un uomo onesto e quando si era trovato in mezzo a un traffico di rifiuti illeciti e aveva detto “no” a personaggi potenti che chiedevano la sua collaborazione. Per quel suo “no” era stato ucciso.