“Io sono Elettra” (Rai Libri) è l’ultimo volume dello scrittore e giornalista Marco Panella. Un romanzo storico e d’amore, dedicato all’incredibile genio di Guglielmo Marconi, scienziato, inventore, Premio Nobel, e presidente del Cnr e dell’Accademia Italiana. Un viaggio che accarezza suggestioni e emozioni, ma rimane coerente nei fatti e personaggi dell’accaduto, capace di porgere al lettore , una guida e uno sguardo nuovo, regalando un incredibile storia d’amore, alla scoperta di un Marconi passionale, curioso e affettivo, legato per sempre alla sua nave Elettra. Un emozionante itinerario, fatto di tumulti e avventura, sogni e idee, che ci omaggerà nella sua anima girovaga, di tutto il sapore dell’incredibile e rivoluzionaria scoperta del telegrafo senza fili, e della successiva radio, ancora oggi considerata tra le più importanti invenzioni dell’intera umanità.
Marco, innanzitutto partirei dalla costruzione, e dal lato letterale del tuo libro “Io sono Elettra”. Tra romanzo, storia, e anche sport, in che percentuale, ognuna di questa sfaccettature , ha influito sulla realizzazione finale del tuo volume?
L’idea da cui sono partito era quella di raccontare Guglielmo Marconi come non era mai stato fatto prima. Un’idea e una sfida perché di un personaggio straordinario come lui è ovviamente stato scritto tantissimo. Scritto, appunto, raccontato forse un po’ meno. Da qui la scelta di seguire la via del romanzo e non quella della biografia. Un romanzo cerca di prendere per mano il lettore e portarlo in un mondo altro, cerca di fargli incontrare suggestioni e, possibilmente, emozioni. “Io sono Elettra” è un romanzo storico. I fatti e i personaggi si muovono in uno scenario assolutamente coerente con l’accaduto. “Io sono Elettra” è però anche una storia di mare, perché è qui che Guglielmo si muove come vocazione e con passione, ed è una grande storia d’amore meno impossibile di quanto possa sembrare a prima vista, quella, ricambiata, tra lui e nave Elettra. A prendere il lettore per mano, infatti, ci pensa proprio lei, Elettra, nave e luogo affettivo più importante della vita di Guglielmo. È lei che racconta della loro vita insieme, dal 1919 in poi, ma anche di quella precedente perché lei anche sa tutto anche di quando non c’era. Come questo sia possibile lo scopre il lettore seguendo la storia.
Nel volume, ci si affida ad un importante parte di documentazione d’archivio, con testimonianze storiche di fondamentale importanza. Come è avvenuto questo incrocio di ricerche?
Sono un boomer. Sono cresciuto studiando e facendo ricerche su libri ed enciclopedie, quando tutto era più difficile di oggi. Ho praticato lo stesso metodo. Ho letto, ho recuperato testi e memorialistica e ho beneficiato del valore aggiunto della rete – cosa diversa dai social – accedendo a library digitali dove ho potuto consultare testi e documenti altrimenti impossibili da trovare.
Nelle varie fasi delle vita di Guglielmo Marconi, hai avuto modo di scoprire , qualche aneddoto che ti ha sorpreso particolarmente, oltre la sua iconica figura di scienziato e inventore ?
Guglielmo è un ragazzino di fine ottocento affascinato dalla modernità, irregolare negli studi, ma animato da una grandissima curiosità. La sua prima passione è per l’elettricità, legge tutto quello che trova e questo lo porta davanti a un altro grande personaggio, Heinrich Hertz, e all’elettromagnetismo. Guglielmo legge, ma leggere non gli basta. Ha idee, segue le sue suggestioni e inizia a fare esperimenti nella soffitta della casa di famiglia, a Pontecchio, ed è così che inizia ad andare incontro al suo destino. Prima di essere scienziato, inventore, premio Nobel, senatore del Regno, presidente del CNR e dell’Accademia Italiana, Guglielmo è stato un ragazzino curioso capace di coltivare la sua curiosità. Un secolo prima dei cantinari informatici della Silicon Valley, c’è stata la soffitta di Pontecchio da dove Guglielmo ha iniziato a cambiare il novecento.
E umanamente e personalmente, c’è stato un periodo della vita di Guglielmo Marconi, in cui ti sei sentito più coinvolto a livello emozionale ?
L’intera vita di Guglielmo è travolgente. Scrivere di lui mi ha portato, a un certo punto, a scrivere con lui, come se fossimo due amici ritrovati. Io coltivo una speranza. La mattina del 19 luglio 1937 Guglielmo è alla stazione Termini di Roma dove ha accompagnato la moglie Cristina e la figlia Elettra. Loro sono in partenza per Viareggio, Guglielmo le raggiungerà il giorno dopo per festeggiare insieme il compleanno della bambina che compirà 7 anni. Quel giorno non arriverà mai. Guglielmo muore a Roma, la notte del 20 luglio. Ecco, io spero che Guglielmo sia andato via avendo ancora negli occhi il sorriso di Cristina e di Elettra che rispondevano al suo.
Il Marconi radiocronista, che già nel 1899, diffonde il primo match della Coppa America, è anche contemporaneamente lo scienziato che tutti conosciamo. All’epoca si intuì, secondo te, che le sue sperimentazioni, erano Il panfilo Elettra, finì per subire un sequestro e poi successivamente fu anche danneggiata. Perché non si cercò, nel tempo, di tutelare questo incredibile patrimonio? O qualcosa di rivoluzionario?
Il Marconi primo radiocronista della storia – ma non poteva essere diversamente – cambia la vita di tutti ma, inizialmente, cambia soprattutto la vita in mare. La portata della sua invenzione la capirono per prime le società che possedevano i cavi telegrafici sottomarini che collegavano le due sponde dell’Atlantico. Capirono che il telegrafo senza fili – all’inizio di quello parliamo, la radio arriverà dopo -, avrebbe resa obsoleta la loro offerta e provarono in ogni modo a frapporsi. Non ci riuscirono e l’umanità ne ha guadagnato.
Il panfilo Elettra, finì per subire un sequestro e poi successivamente fu anche danneggiata. Perché non si cercò, nel tempo, di tutelare questo incredibile patrimonio ?
Elettra ha avuto una vita tumultuosa, bellissima e al tempo stesso tragica. Varata nel 1904 come panfilo reale austriaco con il nome di Rovenska, cambia un paio di proprietà prima di essere requisita dall’Ammiragliato britannico, armata e messa a fare il cacciamine nella Manica durante la prima guerra mondiale. Nel 1919 è acquista all’asta da Marconi e diventa Elettra. Alla morte di Guglielmo è acquisita dal governo italiano, allo scoppio della seconda guerra mondiale va a Trieste dove rimane ormeggiata fino all’armistizio quando viene requisita dai tedeschi, armata nuovamente e destinata a pattugliamento costiero. Nel gennaio del 1944 viene bombardata dagli anglo-americani e diventa un relitto in mare, ma bottino di guerra jugoslavo. Solo nel 1962 la Jugoslavia acconsente alla restituzione all’Italia. Rimorchiata a Muggia, lì rimarrà sino al 1977 quando, dopo quindici anni di proposte inutili e perdite di tempo, arriva la vergognosa decisione di tagliarla a pezzi e disperderla. La prua è allo Science Park di Trieste, la poppa al Fucino, altro in alcuni musei italiani. Non doveva finire così e di questo Elettra ancora ci rimprovera. Lei, io con lei e, sono sicuro, tantissimi altri insieme a noi.
Sergio Cimmino
Radio Siani la radio della legalità