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Comoverão: “Cantando” un album di ricerca e maturità

Si intitola “Cantando” il secondo lavoro discografico del duo musicale Comoverão formato da Simona Boo( voce) e Diego Imparato (basso). Dopo l’esordio con l’album omonimo del 2018 , in questa nuova avventura ricca di fascinosa world music dalle tinte partenopee, scopriremo un viaggio tra il Sudamerica e Napoli colorato di  intense e variegate sonorità, che ci legano ai sapori, ai ritmi e all’allegoria della cultura brasiliana. Un ponte oltreoceano che unisce, tra mille interconnessioni Pino Daniele a Elza Soares, il samba alle radici del Neapolitan Power. 

Diego il vostro album esce proprio nelle vicinanze del compleanno dell’ indimenticabile Pino Daniele. Musicalmente e umanamente cosa ha rappresentato quel leggendario artista per te?

Direi che non è un caso. Nel disco sono presenti due sue composizioni; Lazzari Felici e Bem que se quis/E po’ che fa quindi in parte è un omaggio anche al grande Pino. Per me la sua musica ha rappresentato la crescita musicale, emozionale ma anche culturale e di interconnessione e presa di coscienza delle nostre radici. Ho poi collaborato con quasi tutti i musicisti che gravitavano nel suo giro in quegli anni migliori come ad esempio Joe Amoruso con cui avevo un bel legame.

Diego, che interconnessioni hai trovato o riscoperto tra la musica brasiliana e quella partenopea?

Il cuore, l’amore, il popolo. Poi non è così semplice, la musica brasiliana è immensa così come quella napoletana. Nella nostra cultura c’è l’opera buffa le villanelle, Pergolesi, Cimarosa poi la musica popolare le tammurriate, nei suoni potrebbero ricordare quella della MPB. La Bossanova di matrice jazzistica ha influenzato molto i nostri cantautori come ad esempio Pino Daniele. 

Cantando” è il vostro secondo album del progetto “Comoverao”.  In cosa si differenzia dal primo e che percorso di creazione avete seguito per la stesura degli arrangiamenti?

Diego Imparato: Il nostro primo lavoro discografico intitolato “Comoverão” uscì nel 2018 ed aveva una matrice più samba ed includeva forse brani più conosciuti. Questo nuovo lavoro “Cantando” è un album di ricerca e maturità. Abbiamo interpretato brani più complessi con arrangiamenti più vicini alla world music ed al jazz. Anche l’organico è più ridotto, più intimo.

Simona tra le leggende femminili della musica brasiliana ricordiamo alcuni nomi come Carmen Miranda, Elza Soares, quali sono invece i tuoi riferimenti in tal senso?

Hai nominato Elza Soares che è scomparsa recentemente e che è per me è un esempio di come voglio affrontare e avere la musica al mio fianco per il resto della mia vita. Elza ha cantato fino alla bellezza di 92 anni e si è rinnovata continuamente collaborando sempre con le nuove generazioni, ascoltando le donne e l’animo umano. Da qualche anno seguo la talentuosissima cantante Vanessa Moreno che è un tutt’uno con la musica, canta popolare, la musica delle radici, ed è appassionata di  jazz, due linguaggi che rispecchiano anche la mia personalità. Roberta Sa  è un altro esempio al quale  mi ispiro per il modo pulito in cui utilizza la voce e poi per sempre nel mio cuore c’è l’immortale Elis Regina.

In “Mambembe”, scritto dall’attivista politico Chico Buarque de Hollanda, si evince tutta la magia e il messaggio della musica da strada. Cosa significa per un artista farsi veicolo della sua stessa musica.

Simona Boo: Significa dare voce al proprio punto di vista e allo stesso tempo dare modo a chi ci ascolta e che magari non utilizza l’arte per esprimersi, di ritrovarsi in una canzone, di dare voce a un un pensiero o ad un’emozione che non sarebbe riuscito ad esprimere meglio altrimenti. Significa esporsi, mettersi in gioco, trovare il modo anche di risvegliare le coscienze. Oltre al progetto di musica brasiliana infatti io e Diego portiamo avanti un progetto parallelo di brani inediti ed è proprio in questi che diamo il massimo della nostra visione del mondo. Farsi veicolo della propria musica è una grande responsabilitá.

C’è un sottile ma importante filo che lega il Sudamerica a Napoli. Qual è il segreto di questa compatibilità artistica e culturale?

Il filo sottile che lega queste due realtà è sicuramente la vita in strada, il legame indissolubile con le radici e il sole, la gioia di vivere nonostante le difficoltà. Siamo entrambi a sud del mondo dove ospitalità, fiducia nel prossimo e generosità sono in quantità maggiore rispetto al resto del mondo. Quando sono stata in Brasile ho scoperto che i brasiliani ci vedono esattamente come noi vediamo loro. Se pensiamo al Brasile ci brillano gli occhi, ovunque io vada a cantare c’è sempre qualcuno che sa parlare portoghese o che mi fa una richiesta di un brano in particolare, che dice di aver fatto un viaggio in Brasile e che gli è rimasto nel cuore. Così era anche per le persone che ho incontrato a Sao Paolo o a Rio. Dicevo loro di essere italiana e subito si illuminavano gli occhi e tutti avevano il sogno nel cassetto di venire qui prima o poi. E’ come se ci fosse un sogno reciproco che ci lega, ed è il sogno che continua a legarci nella musica e nelle arti in generale. Siamo dei grandi sognatori. Simmo Lazzari felici per dirla alla Pino Daniele.

Sergio Cimmino

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