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Dal trentennale della morte di Fabio De Pandi, Don Tonino Palmese: “La camorra ci toglie anche l’infanzia”

“Tutto quello che mi ricorda mio figlio mi sarebbe piaciuto tenerlo per sempre. Anche la macchina, prima di rottamarla ci ho pensato su. Quando uscivo con quell’auto o andavo al lavoro, camminavo mettendo la mano sul sediolino destro, quello che si sporcò del sangue di Fabio…mi sembrava di tenere Fabio per mano”.

Quella appena riportata non è una frase tratta da un romanzo inventato, ma sono le parole di Gaetano De Pandi, padre del piccolo Fabio, ucciso innocentemente alla tenera età di undici anni, che è il protagonista di questa tragica vicenda ricordata durante l’incontro che si è tenuto presso la Fondazione Pol.i.s in occasione del trentennale della sua scomparsa con la presentazione del libro “Fabio De Pandi-Il piccolo principe”, scritto da Raffaele Sardo che ha ripercorso le tappe di quella tragica sera.

E’ stato lo stesso Gaetano De Pandi a dare inizio all’incontro aggiungendo: “Sono passati trent’anni e c’è chi mi dice ancora che il dolore si affievolisce, ma vi posso assicurare che non è così e la mancanza di Fabio si sente sempre di più, lo pensiamo tutti i giorni ed è una lotta continua”. A prendere parte all’evento vi è stata anche la presenza di Don Tonino Palmese, il quale ha affermato “La camorra ci toglie anche l’infanzia perché si tolgono i bambini all’infanzia per essere degli adulti camorristi”.

A sottolineare l’importanza di eventi come questi è stato Franco Roberti, Europarlamentare già Procuratore antimafia e antiterrorismo: “Fare recupero della memoria è importante perché non significa solo ricordare, ma lottare per non dimenticare, che significa mantenere vivi attraverso gli anni e le generazioni quei fatti che hanno qualcosa da insegnare. Dobbiamo lottare per le cose scomode, per le cose spiacevoli e quelle per le quali non vogliamo ricordare perché non si ripetano più gli errori e gli orrori del passato”.

Dopo aver ringraziato i genitori del piccolo Fabio, Mario Morcone, Assessore alla sicurezza, legalità e immigrazione della Regione Campania, ha dichiarato: “ Dobbiamo trovare un modo per allargare la conoscenza di tutto questo facendo qualcosa di più perché attraverso il ricordo di Fabio dobbiamo mettere di fronte alle proprie responsabilità tutte le persone perché eventi come questi devono toccare tutti noi con un senso di riscatto dinanzi a queste situazioni terribili e rispetto alle quali abbiamo il dovere di agire come comunità civile”.

A concludere i vari interventi è stato Raffaele Sardo, autore del volume presentato, che ha saputo ricostruire i fatti di quella terribile giornata: “Voglio sottolineare che lo sforzo sta nel raccontare dalla parte delle vittime che è un’angolatura diversa. Io non parlerei di vittime della criminalità, ma di veri e propri sopravvissuti. Quel proiettile che quella sera ha ucciso Fabio, in realtà, ha ucciso anche i suoi genitori che sono morti dentro. Tutti i familiari delle vittime hanno gli occhi spenti ed è proprio su questo che dobbiamo riflettere perché si tratta di tragedie collettive che non si possono circoscrivere”.

Infine vale la pena riportare una delle ultime considerazioni di Gaetano De Pandi trascritte nel libro: “Se avessi davanti mio figlio adesso, non so cosa vorrei dirgli. Penso, però che avremmo fatto tante cose insieme”.

 

Cristian Sannino

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