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Parole e musica – opera radiofonica di Samuel Beckett su Radio Siani

In scena sabato 6 ottobre, ore 20.30, in Sala Assoli Parole e musica – opera radiofonica di Samuel Beckett, musica di Morton Feldman

con Andrea Renzi, Francesco Paglino e l’Ensemble Dissonanzen (Mariano Patti direttore, Tommaso Rossi flauto e ottavino, Sara Brandi flauto, Alina Taslavan violino, Francesco Solombrino viola, Manuela Albano violoncello, Ciro Longobardi pianoforte, Lucio Miele vibrafono)

regia Andrea Renzi, interventi pittorici Lino Fiorito, luci Cesare Accetta, suono Daghi Rondanini

in collaborazione con Radio Siani che ha registrato e messo in onda l’atto teatrale. 

 

Coprodotto nell’ ambito della mostra 1987/2017 Trent’ Anni Uniti

 

Parole e musica – opera radiofonica

 

 

 

Beckett in diretta

Il senso di questa piccola opera di Beckett è, come quello delle sue opere maggiori, prismatico e volutamente ineffabile. La drammaturgia si sviluppa simultaneamente almeno su due livelli: uno di situazione, più realistico, l’altro intrapsichico e più concettuale. Non è un caso che in didascalia, per indicare i personaggi, vengano usati i nomi astratti di Parole e Musica mentre Croak (il soggetto) si rivolga loro usando i nomi propri di Joe e Bob. Nella pièce per la radio, composta da Beckett nel 1961, uno dei tre personaggi Croak, un poeta, cerca di armonizzare il rapporto tra Parole, che gli ubbidisce ma molto dispettosamente, e Musica, che si esprime e dialoga con le note della sapiente partitura di Morton Feldam. Croak che giunge da una fantomatica Torre, dapprima ripete, a Parole e Musica: “siate amici”. Poi, nel tentativo di farli andare d’accordo, arriva a infuriarsi e ad apostrofarli: “Cani!”, per tornare a ritirarsi, deluso e nella sua solitudine. L’esito dell’ incontro, non senza un caustico umorismo, è inevitabilmente fallimentare, e rispecchia in pieno l’essenza della poetica Beckett, i nostri tentativi di espressione non possono che andare a vuoto ma devono proseguire ancora e ancora. Fallire meglio. Presentare Parole e Musica con l’emsemble Dissonanzen attraverso una trasmissione radiofonica ci restituisce questa pièce rispettando appieno le intenzioni dell’autore, nella sua dimensione di esemplare esperimento di teatro dell’ascolto. Teatri Uniti la propone tra gli eventi di chiusura della mostra 1987/2017 Trent’Anni Uniti, a testimonianza di alcune linee guida che ci hanno da sempre orientato: il proficuo rapporto con i maestri, un profondo interesse per la sperimentazione sui linguaggi, e la vocazione incessante ad aprirsi a nuovi incontri artistici. E siamo felici di trasmettere Parole e Musica dalla rinnovata sala Assoli di Napoli, luogo storico a cui siamo legati in modo speciale.

 

Andrea Renzi

 

 

Una cantata da camera?

L’incontro tra Morton Feldam (1926-1987) e John Cage avvenne nel 1950, quando entrambi si trovarono ad uscire frettolosamente dalla sala durante un concerto della New York Philarmonic, infastiditi dalle reazioni poco garbate del pubblico all’esecuzione della Sinfonia op. 21 di Anton Webern. Ne nacquero subito un’amicizia importante e una profonda influenza artistica, che portarono Feldam a maturare progressivamente il suo stile compositivo fatto di suoni tenui e rarefatti, e di strutture esenti da sviluppo drammatico. L’ altro importante incontro avvenne verso la metà degli anni ’70 del secolo scorso, quando l’Opera di Roma commissionò a Feldam e a Samuel Beckett un’opera. Il fatto che nessuno dei due amasse questa forma di teatro musicale – su questo si trovarono d’accordo immediatamente – non impedì loro di creare Neither (1977), un unicum, un anti-opera basata su un solo personaggio e sedici righe di testo. Circa dieci anni dopo, in occasione di una ripresa del radiodramma Parole e Musica (1961) fu naturale per il produttore radiofonico americano Everett Frost fare il nome di Feldam per la riscrittura della parte di Musica dopo gli insoddisfacenti tentativi di altri compositori, primo tra tutti John, cugino di Samuel. Perché erano proprio queste le intenzioni di Beckett, delegare a qualcun altro la scrittura della parte di un personaggio che non si esprime con parole ma con i suoni musicalmente organizzati. Compito non facile, data la laconicità delle indicazioni del drammaturgo: umile “presente” in sordina deve essere la risposta di Musica quando viene interpellata all’ inizio da Croak, e di volta in volta deve essere musica “d’amore”, musica “di vecchiezza” musica “di faccia”, musica “di seni in tumulto” nel tentativo maldestro e fallimentare di trovare una sintonia con le analoghe battute di Parole. Feldam riesce mirabilmente a dare corpo alle indicazioni di Beckett, tenendosi alla larga dalle tentazioni dell’ovvio e rimanendo fedele a se stesso – il suo sound tenue, lento, rarefatto è immediatamente riconoscibile. E come in una specie di cantata irrisolta, trova anche ispirazione per due arie che stanno alla forma barocca come Neither sta all’opera, e dunque nella realizzazione sonora ma ancor più nella loro essenza concettuale di anti-canzoni, esprimono perfettamente lo stadio terminale dell’assenza di senso.

 

Ciro Longobardi

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