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I Milionari, intervista a Sasà Striano

I Milionari film di Alessandro Piva racconta di uno dei clan più importanti nella zona del napoletano, quello dei Di Lauro, mettendo però in luce l’ascesa di Paolo Di Lauro ‘Ciruzz o’ milionario’ e il declino con l’inevitabile fine degli affiliati tra carcere e morte. Ne parliamo con uno dei protagonisti del cast, Sasà Striano, amico di Radio Siani ‘O’piragna’ nel film che ci parla a cuore aperto di quello che significa per lui interpretare quel personaggio ed essere protagonista di questa pellicola. Salvatore è anche autore del libro “Teste Matte”, un romanzo sul suo passato.
 
Il Piragna nel film e nella vita reale è un pentito, ma nonostante questo continua ad ammazzare e ad essere parte attiva della vita del clan, quale è la tua posizione in merito?

Come hai detto il piragna è un pentito ma sempre attivo negli affari illeciti e sempre in prima linea quando si trattava di ammazzare, allora quale è il senso di essere pentito? Alcuni vengono definiti come collaboratori di giustizia e ben venga quando lo sono effettivamente, ma sinceramente credo che lo Stato non possa fare affidamento su queste figure consci del fatto, che molti la usano come scappatoia per avere tanti privilegi che credo proprio non meritano. Non è un mistero che la famiglia dei Giuliano quasi tutti collaboratori di giustizia, coltivano i loro malaffari nel basso Lazio. Allora non c’è senso in tutto questo.

Qual’è la differenza con Gomorra la serie?

Da un punto di vista meramente tecnico non ce ne sono molte, ma mentre Gomorra è un telefilm dall’impatto forte, che quindi può essere anche oggetto di critiche e di incomprensioni, il film di Piva, non lascia a molte interpretazioni ti mostra il lato oscuro della camorra, ti fa vedere le conseguenze della scelta di quel tipo di vita, non si può scappare da carcere o morte, questo è quello che dovrebbe filtrare sempre. A mio avviso andava fatto un continuo alla serie, molti personaggi dovevano scrollarsi di dosso l’etichetta di malavitoso e proporre d’accordo con le istituzioni percorsi per mostrare le alternative alla vita da malavitoso.

Quale è la tua vittoria più bella, di tutto il tuo percorso di vita?

La vittoria più bella senza dubbio è andare nelle scuole, parlare ovviamente della mia esperienza personale, per far capire che cambiare si può, però c’è e ci sarà sempre bisogno di qualcuno che ti mostra la strada giusta, qualcuno che ti fa capire davvero quale è il senso della vita, ed i giovani di Napoli hanno fame di questo, stanno covando quel desiderio di rivalsa e di riscatto sociale che anni fa neanche immaginavamo, ma ora i tempi sono maturi, e io lo vedo negli occhi di questi ragazzi, e questo mi spingerà ancora su questo percorso di legalità, come dico sempre ‘desidero che la scuola diventi meno carcere e il carcere più scuola’, io sono uscito da quell’oblio e sarò sempre testimone di questo cambiamento culturale, perché Napoli è altra, da quello che continuano a dirci, è cultura è educazione e formazione ma è soprattutto legalità, e la voglia di questi giovani ne è la vera testimonianza.

Fabio Noviello

 

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