
Recensione a cura di: Ciccio Capozzi
Wade Wilson, malato terminale, accetta una dolorosa cura: pur salvandolo e dandogli dei poteri speciali, lo deturpa orribilmente. DiventaDeadpool per costringere il suo interessato e sadico salvatore a ridargli volto e identità. I Marvel Comics sono un multiverso senza fondo: i suoipersonaggi sono tanti, come quello della religione induista. Si differenzia dall’universo “concorrente” della D.C.Comics, per una più incoraggiata sperimentalità. Deadpool, come i Guardiani della Galassia, Ant Man, l’Uomo Ragno fa parte del lato ironico della Marvel. Egli, nato nel 91, fin dall’inizio è un chiacchierone,vede solo tv trash. Ma a differenza di tutti gli altri personaggi sia Marvel che DC, è l’unico che “sa” di essere un eroe disegnato, e “ci ragiona”con ironia e fuori dalle regole.Soprattutto, qui e in disegno, senza perdere ritmo. E ciò lo pone, piaccia o non piaccia, in un livello letterario di elevata metatestualità semiotica, direbbe il compianto U. Eco. Il protagonista del film (USA,16) è Ryan Reynolds,cui molto si deve per carisma, simpatia e consapevolezza intellettuale. Ne è stato anche produttore, proprio per difendere questa originalità dai “cervelloni” degli Studios,per non farlo essere un altro “eroe con tutina”. Suo complice è stato il regista Tim Miller: ha usato non solo effetti fisici (SFX), ma visuali (VFX): c’è un personaggio che è stato realizzato e concepito interamente così. Lo stile adottato mette insieme tecniche diverse: ma il miracolo è del montatore Julian Clarke: l’ha reso vertiginoso e scoppiettante.Il production designer Sean Haworthha saputo esprimere quell’atmosfera un po’ ingrigita, da periferie urbane, di gente e luoghi comuni, che spesso è del mondo Marvel e dei suoi eroi. Così spesso antieroi.
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