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Caso Aldrovandi: a dieci anni dal suo omicidio Amnesty chiede il reato di tortura

Era il 25 settembre 2005, il giovane Federico Aldrovandi, diciottenne di Ferrara, viene ucciso da quattro agenti di polizia durante un fermo.

Il 6 luglio del 2009 i quattro polizziotti vengono condannati in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione.
Dopo un lungo iter giudiziario, il 21 giugno 2012 la Corte di Cassazione conferma la condanna per i quattro in primo e secondo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione, per “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi”.

La Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984, ratificata dal nostro paese nel 1988, prevede che ogni Stato si adoperi per perseguire penalmente quegli atti di tortura delineati all’art. 1 della Convenzione stessa.

Sono passati oltre 25 anni, ma in Italia il reato di tortura continua a essere un miraggio.

Amnesty International ha dichiarato:”Il procedimento giudiziario per l’omicidio di Federico Aldrovandi e la definitiva sentenza di condanna, chiamano in causa in modo grave ed evidente la responsabilità delle forze di polizia italiane circa l’uso della forza. La cultura dell’impunità, che facilita il ripetersi di gravi violazioni dei diritti umani, deve essere respinta, e non solo a parole, dalle istituzioni statali. La migliore risposta concreta a questo vergognoso episodio sarebbe costituita da un impegno ad approvare in tempi rapidissimi l’introduzione del reato di tortura – tortura che esiste purtroppo nella realtà ma è passata sotto silenzio nelle nostre leggi”.

Info Campagna Stop Tortura

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