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Anton Čechov: Il professore di belle lettere

29 gennaio 1860  Taganrog – 15 luglio 1904 Badenweiler

Anton Pavlovič Čechov (in russo: Антон Павлович Чехов è stato uno scrittore, drammaturgo e medico russo. Terzo di sei figli, Anton nacque in una famiglia di umili origini: il nonno, Egor Michailovič Čech, servo della gleba e amministratore di una raffineria di zucchero del conte Čertkov, era riuscito a riscattare se stesso e la propria famiglia nel 1841 grazie al versamento di una grossa somma di denaro, 3500 rubli, al proprio padrone; il padre, Pavel Egorovič,uomo violento,collerico,fanatico credente, adoperava qualsiasi espediente per picchiare i figli: «Mio padre cominciò a educarmi, o più semplicemente a picchiarmi, quando non avevo ancora cinque anni. Ogni mattina, al risveglio, il primo pensiero era: oggi sarò picchiato?». Li obbligava a stare per ore nella bottega gelata e a seguirlo in chiesa ai principali uffici della giornata, a cantare nel corso da lui diretto. Lo stesso Čechov più tardi scriverà ad un amico «Sono stato allevato nella religione, ho cantato nel coro,ho letto gli Apostoli e i salmi in chiesa, ho assistito regolarmente ai mattutini,ho persino aiutato a servir messa e ho suonato le campane. E qual è il risultato di tutto ciò? Non ho avuto infanzia. E non ho più alcun sentimento religioso.L’infanzia per i miei fratelli e per me è stata un’autentica sofferenza». La madre, Evgenija Jakovlevna Morozova, proveniva da una famiglia di commercianti, anch’essi già servi della gleba: donna gentile e affettuosa con i figli, veniva anch’essa maltrattata dal marito: «nostro padre faceva una scenata durante la cena per una minestra troppo salata, o dava dell’imbecille a nostra madre. Il dispotismo è tre volte criminale». Anton amava questa donna mite e silenziosa: «Per me non esiste nulla di più caro di mia madre in questo mondo pieno di cattiveria». Nemmeno di Taganrog, sua città natale, e dei suoi abitanti, Anton ebbe mai un’opinione favorevole: «Si mangiava male, si beveva acqua inquinata […] In tutta la città non conoscevo un solo uomo onesto» – scrisse nei suoi ricordi – «Sessantamila abitanti si preoccupano soltanto di mangiare, di bere, di riprodursi e non hanno alcun interesse nella vita […] non ci sono né patrioti, né uomini d’affari, né poeti»,e la città è «sporca, insignificante, pigra, ignorante e noiosa. Non vi è neppure un’insegna che sia priva di errori d’ortografia. Le vie sono deserte […] la pigrizia è generale». Questa città aveva goduto di tempi migliori prima che il porto affacciato sul mar d’Azov, fatto costruire da Pietro il Grande, si insabbiasse nella metà dell’Ottocento e gli scali dei trasporti fossero dirottati a Rostov sul Don; a Taganrog si era da tempo stabilita una numerosa colonia di emigrati greci, che si erano dedicati al commercio fino a controllare tutta l’esportazione dei prodotti agricoli. Il padre era proprietario di una modesta drogheria dove si vendeva di tutto e si mesceva vino e vodka ad avventori che s’intrattenevano nel locale fino a notte inoltrata. Egli nel 1867 mandò i figli Anton e Nikolaj a studiare proprio nella scuola greca, contando di introdurli un giorno, grazie alla conoscenza di quella lingua e di quegli agiati mercanti, nel facoltoso ambiente del commercio cittadino. I risultati si rivelarono tuttavia disastrosi per i due ragazzi, che non riuscirono a inserirsi in questa scuola. Era composta di una sola aula nella quale venivano riuniti tutti gli allievi di diverso grado e un unico maestro insegnava tutte le materie in greco, lingua sconosciuta ai due Čechov: perciò l’anno dopo, il 23 agosto 1868, Anton entrò nel ginnasio russo di Taganrog.

 

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