Camorra: da Tore 'e Criscienzo all'alta finanza

Scritto da  Pubblicato in Michela e Alessia Orlando Martedì, 05 Maggio 2015 11:46

Scrutando nella secolare storia della camorra, non si fa fatica a trovare i nomi di innumerevoli uomini che in qualche modo hanno contribuito ad aumentarne la popolarità e la potenza nel mondo, legandola indissolubilmente a Napoli. Da sempre il capoluogo campano è stato, a seconda del periodo storico, sia amante discreto che vittima sacrificale della camorra. Volendo tornare indietro nel tempo, alleviando le sofferenze di oggi, possiamo citare il nome di un uomo, Salvatore De Crescenzo (detto Tore 'e Criscienzo), che in quel periodo pretendeva rispetto.

Nato nel 1816, fu con i genitori in un circo equestre a Porta Capuana e, a soli quattordici anni, entrò nei ruoli minori della "Bella Società". Nel 1849 pose la sua candidatura a capintesta (apice della gerarchia della "Società"); tuttavia, per la sua giovane età, l'elezione fu un po' avversata. Ma egli reagì vibratamente e gridò "... ho 33 anni l'età di Cristo. E se a 33 anni Cristo salì al cielo, Tore può diventare capintesta".

Si trattava di una figura che apparve a molti come elegante: indossava pantaloni larghi alla base e giubbetti. Detterà moda e verranno indossati da tutti i camorristi. Nel giugno dello stesso anno Tore si trovava a dirigere le fila della "Bella società Riformata" dal carcere di Santa Maria Apparente, riuscendoci egregiamente, va da sé. Nonostante Tore fosse senza istruzione, era dotato del famigerato istinto della strada. Avvertiva subito il cambiamento politico, come la piena del Risorgimento, che avrebbe spazzato via i Borboni. Fu proprio questa la ragione per cui Tore non si lasciò sfuggire l'occasione di offrire il suo aiuto a Luigi Settembrini, cospiratore liberale, mettendolo in contatto scritto con la moglie che da mesi aveva perso le tracce. Fu l'inizio di una collaborazione anti-borbonica tra la camorra e l’animo risorgimentale italiano.

Il successo dei "garibaldeschi" in Sicilia e le pressioni di Francia e Inghilterra, indussero il Re delle Due Sicilie, Francesco II, a ripristinare la costituzione del 1848 e, in contemporanea, a promulgare un'amnistia che ridava la libertà a una moltitudine di camorristi.

Due giorni dopo Francesco II nominò Ministro di polizia l'avvocato Liborio Romano (un liberale), che la sera stessa in cui ebbe l’incarico chiamò in segreto Tore che, tra gli altri, aveva goduto dell’amnistia, chiedendogli di convocare tutti i capi-quartiere della città, per preparare un piano d’azione per il prossimo arrivo dei Mille. In questo modo la camorra, riunita in assemblea, deliberò che il grado più alto, quello di "Questore", spettava a Tore 'e Crescienzo. All'arrivo del Garibaldi, proveniente dagli trasbordanti bagni di folla osannante del Vallo di Diano e di Eboli, l'ordine pubblico a Napoli fu esercitato dai camorristi, che si distinguevano nella folla con una coccarda tricolore sul cappello.

Furono giorni di tumulti e assalti ai commissariati napoletani, le giovani guardie incominciarono a distruggere gli archivi, prendendo possesso dei locali che li contenevano, e chi si rifiutava di pagare veniva considerato nemico della patria, ricevendo una corposa dose di bastonate.

Ovviamente, quando Garibaldi entrò in Napoli e le guardie camorristiche dovevano assolvere all'ordine pubblico, si presentò la urgenza di apparire anche per dare immediata visibilità alla propria potenza e, infatti, in testa al corteo che seguiva la carrozza del dittatore c'era proprio il questore capintesta Tore 'e Criscenzo. Garibaldi allora nominò un governo provvisorio con a capo Liborio Romano, ma nonostante ciò i camorristi continuarono a fare i tutori dell'ordine.

Tore costituì una squadra per le tangenti sul contrabbando del mare. Ogni qualvolta arrivavano casse di merci al porto la "Polizia" se ne appropriava chiarendo con espressione tipica e storicamente consolidata che "… era robba di Zì Peppe". Dopo un anno di dominio, Tore dovette arrendersi. Il nuovo Questore di Napoli, il liberale Carlo Aveta, per estromettere la camorra, pensò di farsi aiutare da un camorrista, l'ex "commissario" Jossa.

Costui fu nominato delegato di P. S. e, dopo aver sfidato al Campo di Marte De Crescenzo in un duello col coltello, lo portò in galera. Tore fu liberato nel 1870, in segno di rispetto. Non a caso, dunque, i capintesta che lo succedettero si recavano ogni settimana a casa sua, baciandogli la mano e portandogli una parte delle loro tangenti. L'estromissione della camorra dalle istituzioni del regno italiano non la escluse affatto da altre leve di potere, considerato che erano in grado di manovrare le masse elettorali e, ovvio, gli aspiranti parlamentari iniziarono a ricorrere al loro appoggio. Nelle pieghe di questi eventi storici, tutti documentati, furono impiantati i semi per una crescita sociale delle organizzazioni di stampo mafioso. La nuova messa in scena doveva incentrarsi nella evoluzione strategica, costretta a "viaggiare" necessariamente assieme alla moneta, sia materiale che, poi, virtuale. Ciò per i protagonisti moderni della "onorata società" ha significato anche poter accedere a professioni collocate in ben altre posizioni sociali, lontanissime dalla originaria sintesi folcloristica della rappresentazione scritta e anche illustrata. Di conseguenza è cambiato anche il modo di presentarsi, con l'avvio verso altri requisiti estetici, verso un altro genere di "physique du rôle" che non ha più nulla di pittoresco e naif, collimando con la freddezza dei numeri, dei conti bancari, con gli investimenti in ogni parte del mondo e non più, a esempio, nel campo delle sigarette di contrabbando e così via ma in ogni settore capace di fornire profitti.

Alessia Orlando e
Michela Orlando

Ultima modifica il Martedì, 05 Maggio 2015 12:02

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