La fotografia di viaggio e paesaggistica

Scritto da  Pubblicato in Michela e Alessia Orlando Martedì, 20 Maggio 2014 18:37

Tiene mente ‘sta palomma,
comme gira, comm’avota,
comme torna n’ata vota
sta ceròggena a tentá!
Palummè’ chist’è nu lume,
nun è rosa o giesummino…
e tu, a forza, ccá vicino
te vuó’ mettere a vulá!... (…) Salvatore Di Giacomo, 1906

A Marechiaro ce sta na fenesta:
la passiona mia ce tuzzuléa…
Nu garofano addora ‘int’a na testa,
passa ll’acqua pe’ sotto e murmuléa … Salvatore Di Giacomo, 1885

LA FOTOGRAFIA DI VIAGGIO E PAESAGGISTICA

Non c’è una terza possibilità. Se lasci casa per affrontare un viaggio, sai già che non conta solo la meta. Le esperienze che si faranno e ciò che si vedrà, dal momento in cui si chiude la porta, non saranno certo marginali né dimenticate. Se si dovesse scegliere tra appunti di viaggio o arti visive, non ci sarebbero molti tentennamenti. Quegli appunti, con probabilità elevatissima, non li leggerebbe nessuno. Non ci sono più coloro che hanno visto partire i bastimenti o una finestrella a Marechiaro e con quattro versi hanno fatto la storia … La faccenda andrà ben diversamente con le foto, con un film, con degli acquerelli …

Si è, dunque, nel tema tipico della fotografia di viaggio. Così è definita la fotografia che in fondo ruota attorno alle tracce che dei luoghi si riuscirà a cogliere. È forse fotografia documentale? C’è differenza con il reportage? C’è sicuramente molto che accomuna vari generi e, pertanto, la stessa suddivisione della fotografia in branchie forse è arbitraria, una inutile forzatura. Ci sono anche differenze sostanziali nell’ambito di uno stesso genere fotografico. Si pensi alle varie situazioni davanti cui ci si potrebbe trovare se impegnati in un safari, o in un viaggio culturale o facendo trekking … Sarebbero contesti da far rientrare nel medesimo genere ma non consentono neppure di affrontarli con la stessa fotocamera o con gli stessi obiettivi.

In ogni caso, al ritorno dal viaggio è probabile che ci si accorga di essere diversi. Le fotografie potrebbero far emergere le ragioni dei cambiamenti personali. Accadrebbe pure qualora le foto fossero state modificate, cosa che si fa per restituire più integralmente possibile le sensazioni vissute. Cambiando l’ordine degli addendi e magari sottraendo un po’ qui un po’ lì, intervenendo sugli elementi presenti nelle fotografie, magari sforando i singoli generi, esse riaccendono la memoria su fatti e situazioni che ben presto avrebbero potuto cominciare a cadere nell’oblio. Le ragioni sono nei riflessi delle immagini che ci accompagnano. Sarà possibile ricostruire la geografia tipica dei luoghi visitati ma anche le differenze rispetto ai popoli con cui si è interagito. Si individuerà, dunque, la loro cultura; emergeranno le usanze, i retaggi storici, le idee per emanciparsi e quella che hanno del mondo. La Photographic Society of America, propone una definizione che risulta coerente con le grandiose immagini di cui è ricco il sito: la fotografia di viaggio è l’immagine in cui si coglie il sentimento di un tempo, di un luogo. Ritrae una terra con la sua gente o una cultura allo stato naturale e lo fa senza limiti imposti dalla geografia. In questo senso il risultato auspicabile è solo uno e non conta molto quale sia l’approccio, anche qualora dovessero emergere differenze ovviamente clamorose. Si tratta di tornare a emozionarsi o coinvolgere altri in spirali emotive che la bellezza o la singolarità di un luogo sapranno sempre regalare. È del tutto naturale che qualora si voglia ammirare la perfezione stilistica o l’ineccepibile composizione e il perfetto taglio dell’immagine ci si orienterà verso la fotografia professionale. Nel web non mancano certo siffatte fotografie. Un sito per tutti, quello della rivista National Geographic.

Per la ricerca in tema di fotografia amatoriale non è da escludere che potrebbe essere il caso di seguire il tam tam, le catene di sant’Antonio che ci condurranno a pagine di Flickr, a esempio. Si entrerà in un mondo composito, ricco di immagini di luoghi che nessun’altro ha mai potuto riprodurre o declinazioni emozionali ed emozionanti di scorci sin troppo noti, eppure mai privi di spunti interessanti e originali. Un’altra possibilità di ricerca è offerta da un web container specializzato in questo genere.

Volendo sperimentarlo usando le esperienze note di specialisti famosi, si scopre ben presto che i problemi non mancano. Non sono mai eliminabili tutti per via preventiva, per quanto esperti e sensibili alle suggestioni paesaggistiche si possa essere. Non mancheranno mai e uno emerge su tutti e dovrà essere affrontato con lo spirito di Penelope. Si scatterà moltissimo, in qualsiasi orario e non solo nelle migliori ore della giornata. Non si può rischiare di perdere quelle foto e, pertanto, quando la giornata sarà finita (magari a notte fonda), conviene salvare le immagini su un personal computer (utile averlo per l’ipotesi che si volesse pubblicare subito le foto ma dopo l’inevitabile ritocco), oppure su un hard disk esterno, o spedirsele, o lanciarle in un contenitore virtuale. Sul fronte delle schede di memoria: i prezzi sono calati moltissimo ma sarebbe una buona regola usarne diverse e non solo una di grandi capacità. Anche questo servirebbe a evitare il rischio di perdere parte del lavoro che potrebbe essere irripetibile.

Sarà auspicabile l’uso dell’obiettivo grandangolare che, contrariamente al teleobiettivo, non appiattisce le immagini. Va da sé che l’uso creativo premierà il risultato. Lasciarsi andare alle emozioni significa far funzionare la fotocamera come appendice del corpo ma anche della psiche. Si potrà cedere all’istinto di piegarsi sulle ginocchia o distendersi per terra e riprendere dal basso una tessitura, un declinare di colline verso l’impalpabile orizzonte che si perde nella nebbia. Sono infinite le situazioni in cui la fantasia potrà aggiungere fascino e si può andare da una foto a volo di uccello, dall’alto di scogliere o fissare l’immagine del precipitare di un fiume verso la cascata … Sarà opportuno riuscire a cogliere la luce che risulterà in grado di proporre una situazione originale o che nessuno ha mai visto in quella maniera. Se si volessero analizzare gli studi del fenomeno illuminazione, così come è stato affrontato da chi ha approfondito la fotografia e gli strumenti utili, obiettivi in testa, per carpine le caratteristiche più rilevanti e utili, si scoprirebbe che la luce che disegna, in fondo, segue uno schema fisso. Ma se la logica fisica si presenta come uno zoccolo duro e immodificabile, nella realtà che si para davanti agli occhi scatta sempre qualcosa di misterioso e inatteso. Può bastare una ombra allungatasi su quel soggetto che ci ha attratto o l’improvviso accendersi del suo verde colpito da un raggio di luce inatteso, ed ecco che ti ritrovi davanti a una tavolozza di colori imperdibili; può accadere anche che cali la nebbia e quella tavolozza diventerà un perfetto bianconero, pur scattando con opzione colore. Sarà sempre così; ci si ritroverà in ogni situazione come si fosse in una sala ad ascoltare musica perfettamente diffusa. L’insieme di spunti melodici, anche molto diversi tra di loro per ritmo e armonia, sapranno conferire toni quasi improvvisati alla composizione e la sorpresa sarà sempre positivamente accolta. La sequenza di immagini che vedremo sarà poeticamente riprodotta se si sceglieranno tempi lenti di otturazione. Ciò consentirà la rappresentazione visiva in eterno del soggetto che ci ha attratto e degli imprevisti: da un volo di stormo a un passante in bici, dalla rete di pescatore, alzata in controluce, come volesse nascondere la labile linea dell’orizzonte, con mani consunte dal sole e dalla salsedine, all’inattesa carezza di una madre … Anche se non sfiorati dalla miglior luce possibile, essa aggiungerà il particolare che ne farà la unicità. Ogni immagine sarà il tassello di una sequenza di diversi episodi visivi, tale e quale alle singole note musicali che vanno a formare più brani diversi tra loro. È una rapsodia che si presterà a rendere conto di un contesto tematico unico, con più capitoli singoli. I molteplici aspetti li puoi trovare in qualsiasi foto e quando la rivedrai scatterà la magia. Il turista che è stato fermo a osservare la linea dell’orizzonte su un mare che non occorre dire quale sia e ha scattato una foto, poi dimenticata nel cassetto o in una cartella del computer, quando la rivedrà e sposterà lo sguardo verso sinistra, notando la massiccia forma di Castel dell’Ovo e lì, in fondo, lontano, l’austera figura del Vesuvio, ricorderà tutto: l’odore di salsedine, gli accenti inconsueti, magari il suono di un violino e l’odore della pizza che quel giorno aveva mangiato. Potrà ricordare di aver scattato altre foto, anche quella delle ali sbattute dei colombi in piazza Plebiscito. La cercherà e ricorderà altro ancora. Questa sarà la rapsodia nata grazie a una quasi nota musicale, un solo clic. Egli sarà, quindi, il cantore o il narratore di un attimo cui il significato di rapsodia allude (la parola trae origina dal Greco rhapsoidos, appunto cantore o narratore). I suoi scatti saranno tanti attimi che, messi assieme, formeranno un poema destinato a far parte della intera narrazione epica: le fotografie che l’umanità avrà scattato per raccontare il cuore di luoghi che, per quanto fermi, hanno avuto, e si spera avranno, la forza di palpitare. In quel cuore occorre ogni volta entrare per cogliere anche i rumori che la bidimensionalità della fotografia riesce comunque a far sentire. Chi, guardando la foto virata di un treno a vapore, sbuffante nell’entrare in una stazione, non penserà al ritmo scandito dal fischio dei treni, o alle voci gracchianti dello speaker, o al fruscio delle locandine dei giornali appese all’edicola, o gli schiocchi dei baci di chi si separa lì, tra qui binari, dopo aver depositato per terra le pesanti valigie di cartone legate con uno spago, per andare chissà dove? Ecco, come una stazione ferroviaria potrebbe far emergere una epoca diversa, qualsiasi luogo e senza differenze sostanziali tra un deserto o una palude, pur essendo immobile e senza aver subito alcun intervento dell’essere umano, vibra di vita propria. Si tratta di un unicum racchiuso tra quattro segmenti. Ogni volta che si scatta si realizza una istantanea che è in grado di riprendere tutto, per depositarlo nell’animo profondo. Oltretutto, sarà capace di far misteriosamente risalire tutto alla coscienza, anche il precipitato di emozioni vissute o immaginare quelle che si potrebbero vivere in quei luoghi.

Per consigli su obiettivi, modalità di scatto e tanto altro ancora, una breve guida nel web.

Una community, invece, qui.

Alessia Orlando e
Michela Orlando

Ultima modifica il Sabato, 24 Maggio 2014 10:59

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