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Cristiano Godano: “Napoli una fantastica baraonda”

Scritto da  Pubblicato in Cultura Mercoledì, 29 Gennaio 2020 15:25

Il prossimo 7 Febbraio l’artista e musicista sarà a Napoli in una secret location per un incontro tra parole e musica sul suo nuovo libro “Nuotando nell’aria”. l’incontro sarà moderato da Amalia Dell’Osso di Lost Higyways.

Per l’occasione noi di Radio Siani abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con il leader dei Marlene Kuntz.

 

Cristiano, partiamo subito dal titolo. Come è nato e che idea di libro hai voluto proporre?

 

Dietro a questo libro mi pare ci sia un'idea originale: far sì che i suoi capitoli (35) siano le canzoni (evidentemente 35) dei primi tre dischi dei Marlene Kuntz, in rigoroso ordine di scaletta. Per ciascuna di esse ho dunque avuto modo di raccontare qualcosa, partendo principalmente da esigenze di natura artistica sul processo creativo fino a arrivare al racconto di aneddoti vari scaturiti, man mano che scrivevo e le frasi prendevano corpo. Nel processo di scrittura, rivangando la memoria, ho notato che nei primi miei testi spesso mi proiettavo per aria, idealmente... da cui la scelta di chiamare il mio libro "Nuotando nell'aria".

 

Nel 2019 “Ho ucciso paranoia” ha compiuto vent’anni. All’epoca pensavi che quel disco sarebbe diventato un caposaldo del nuovo rock italiano?

Più no che si, ovviamente. Anche se essendo già il nostro terzo disco stavo cominciando a capire che pubblico e addetti ai lavori ci stavano prendendo molto sul serio.

 


Trent’anni di carriera artistica per i Marlene Kuntz. Qual è per te l’album che ha dipinto al meglio l’identità musicale e artistica del gruppo?

 

E' un tipo di domande a cui non so dare risposta, perché fatico a privilegiare nei miei affetti o nelle mie autovalutazioni un disco piuttosto che un altro.

 

La città di Napoli è un teatro dove convivono tante anime. Qual è il tuo rapporto con questo palcoscenico reale?


Fummo per una settimana buona ospiti della vostra città per allestire uno spettacolo teatrale, circa due anni fa... In un ristorante di quelli tipici, affollato e pieno di quel calore umano caratteristico dei napoletani, che si traduce a livello auditivo e visivo in festose baraonde (al di qua della banalizzazioni dei luoghi comuni triti), mi capitò di chiedermi, fra me e me, che tipo di vita potesse avere un nativo introverso e votato al silenzio o alla riflessione... Diciamo che il mio rapporto con Napoli potrebbe partire da questa premessa, per così dire, perché a volte, ma non sempre, prevale la mia attitudine alla introversione, e in quella potrei avere qualche problemino a gestirmi. Ma, tornando al rischio del luogo comune, la festosa baraonda avrebbe comunque piuttosto fascino su di me, e magari in alcune occasioni potrebbe anche trascinarmi permettendomi di abbandonare l'introversione...

 

C'è differenza rispetto ai vostri inizi, nel proporre musica per un band e arrivare al pubblico con un idea di musica?

 

Solo quella connessa al nostro essere cresciuti nel corso di 30 anni di attività, come qualsiasi uomo sulla faccia della terra cresce. Per il resto mi pare che noi si entri in studio sempre con la voglia di dare il meglio di noi stessi.

 


Per il nuovo anno stai lavorando a qualche progetto particolare?

 

Sto per fare uscire il mio primo disco solista: la cosa accadrà a fine marzo/inizio aprile, e ovviamente sto cominciando a essere piuttosto curioso e eccitato.

 


Sergio Cimmino