Rapporto Zoomafia 2017

Scritto da  Pubblicato in Ambiente Mercoledì, 27 Settembre 2017 16:26

ANALIZZATI I DATI DELLE PROCURE: IN AUMENTO LE DENUNCE +1,68% E GLI INDAGATI +13,31%. OGNI 57 MINUTI UN NUOVO FASCICOLO PER REATI CONTRO GLI ANIMALI. UNA PERSONA DENUNCIATA OGNI 80 MINUTI. ALLARME COMBATTIMENTI, +38% IL NUMERO DI PERSONE DENUCIATE, +189% I CANI SEQUESTRATI. CORSE CLANDESTINE DI CAVALLI E TRAFFICO DI CUCCIOLI TRA LE PRIME EMERGENZE ZOOMAFIOSE. “CUPOLA DEL BESTIAME”, MACELLAZIONE CLANDESTINA, SOFISTICAZIONI ALIMENTARI MANTENGONO LA LORO PERICOLOSITA’. ALLARME ANCHE PER CONTRABBANDO DI FAUNA ESOTICA E PESCA ILLEGALE, ZOOCRIMINALITA’ MINORILE E TRAFFICI DI ANIMALI VIA WEB

 

 

I combattimenti tra animali, le corse clandestine di cavalli e le truffe nell’ippica, il business dei canili e il traffico di cuccioli, il contrabbando di fauna e il bracconaggio organizzato, le macellazioni clandestine e l’abigeato, la pesca di frodo e le illegalità nel comparto ittico e l’uso di animali a scopo intimidatorio o per lo spaccio di droga, i traffici di animali via internet e la zoocriminalità minorile: questi gli argomenti analizzati nel Rapporto Zoomafia 2017 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV.

 

Il nuovo Rapporto, alla sua diciottesima edizione, analizza lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità, nel 2016.

 

 

I crimini contro gli animali sono una tema di rilevanza nazionale perché la legalità e i diritti animali sono questioni strettamente connesse e, spesso, i crimini contro gli animali nascondono, determinano o si accompagnano ad altri tipi di reati – sostiene Ciro Troiano-. Del resto la criminalità organizzata è un male totalitario che mira a controllare e a dominare tutto: cose, uomini, animali e il loro ambiente. In quest’ottica la zoomafia si manifesta come evidente espressione dello specismo: sfruttamento di altre specie a vantaggio esclusivo di piccoli gruppi”.

 

I dati delle Procure: ogni 57 minuti un nuovo fascicolo per reati contro gli animali

 

Da anni il Rapporto Zoomafia pubblica i dati delle varie Procure italiane, relativi ai reati conto gli animali. L’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV ha chiesto alle 140 Procure Ordinarie e alle 29 presso il Tribunale per i Minorenni, i dati relativi al numero totale dei procedimenti penali sopravvenuti nel 2016, sia noti che a carico di ignoti, e al numero di indagati per reati a danno di animali, segnatamente per i seguenti reati: uccisione di animali (art. 544bis cp), maltrattamento di animali (art. 544ter cp), spettacoli e manifestazioni vietati (art. 544quater cp), combattimenti e competizioni non autorizzate tra animali (art. 544quinquies cp), uccisione di animali altrui (art. 638 cp), abbandono e detenzione incompatibile (art. 727 cp), reati venatori (art. 30 L. 157/92) e, infine, traffico illecito di animali da compagnia (art. 4 L. 201/10). Le risposte sono arrivate dal 74% delle Procure Ordinarie e dal 96% di quelle per i Minorenni, la percentuale più alta da quando abbiamo iniziato questo tipo di analisi. In particolare le risposte sono arrivate da 104 Procure Ordinarie e da 28 Procure presso i Tribunali per i Minorenni.

 

Sommando le risposte delle Procure Ordinarie e delle Procure presso i Tribunali per i Minorenni si arriva al 78% di tutte le Procure del Paese. Il totale dei procedimenti sopravvenuti nel 2016, sia a carico di noti che di ignoti, per i reati a danno degli animali e per il campione del 74% delle Procure Ordinarie, è di 6848 fascicoli (3030 a carico di noti e 3818 a carico di ignoti) con 4710 indagati. Esaminando i dati di un campione di 85 Procure su 140 che hanno risposto sia quest’anno che l’anno passato (un campione pari al 61% di tutte Procure Ordinarie) i procedimenti nel 2016, rispetto al 2015, sono aumentati del +1,68% (5987 fascicoli nel 2016 e 5888 nel 2015) mentre gli indagati sono aumentati del +13,31% (3984 indagati nel 2016 e 3516 nel 2015). Proiettando i dati del campione del 74% delle Procure Ordinarie su scala nazionale, tenendo presente le dovute variazioni e flessioni, si evince che nel nostro Paese si aprono circa 25 fascicoli al giorno, uno ogni 57 minuti, per reati a danno di animali con una persona indagata ogni 80 minuti circa.

 

Si rivela un aumento di circa un fascicolo in più al giorno rispetto agli anni scorsi. “Come sempre ricordiamo che si tratta di stime basate su un campione e non sul numero totale delle Procure italiane e che non hanno la pretesa si essere esaustive, ma solo indicative – spiega Ciro Troiano -. Un altro aspetto da considerare è che in generale sono di più i reati denunciati a carico di ignoti che quelli registrati a carico di autori noti. Se si considera poi che, notoriamente, i processi celebrati che arrivano a sentenza sono poco meno del 30 per cento, e di questi solo la metà si concludono con sentenza di condanna, i crimini contro gli animali che di fatto vengono puniti con sentenza sono solo una minima parte rispetto a quelli realmente consumati”.

 

I crimini contro gli animali più contestati

 

Dall’analisi dei crimini contro gli animali consumati in Italia si evince che il reato più contestato è quello di maltrattamento di animali, art. 544ter cp, con 2325 procedimenti, pari al 33,95% del totale dei procedimenti (6848), e 1808 indagati. Seguono: uccisione di animali, art. 544bis cp, con 2140 procedimenti, pari al 31,25%, e 474 indagati; reati venatori, art. 30 L. 157/92, con 1195 procedimenti, pari al 17,45%, e 1059 indagati; abbandono e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, art. 727 cp, con 1005 procedimenti, pari al 14,67%, e 906 indagati; uccisione di animali altrui, art. 638 cp, con 385 procedimenti, pari al 5,62%, e 182 indagati; traffico di cuccioli, art. 4 L. 201/10, con 51 procedimenti, pari allo 0,74%, e 107 indagati; organizzazione di combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate, art. 544quinquies cp, con 24 procedimenti, pari allo 0,35%, e 155 indagati; infine, spettacoli e manifestazioni vietati, art. 544 quater cp, con 23 procedimenti, pari allo 0,33%, e 19 indagati. Il reato di cui all’art. 727 cp conferma il suo scarso valore preventivo per l’abbandono di animali.

 

Nel 2016, sempre per il 74% delle Procure Ordinarie, sono stati aperti 1005 fascicoli, 695 a carico di noti e 310 a carico di ignoti, per un totale di 906 indagati. La stragrande maggioranza delle denunce per il reato di cui all’art. 727 cp riguarda il secondo comma dell’articolo che punisce la detenzione degli animali in condizione incompatibile con la loro natura, quindi il numero dei casi di abbandono effettivamente denunciati risulta davvero insignificante. È una disposizione penale che rappresenta una risposta inefficace e per nulla persuasiva per un reato così diffuso. Per quanto riguarda l’analisi del reato di uccisione di animali, punito dall’art. 544bis del codice penale, nei distretti delle Procure di Lodi, Novara, Patti, Rovereto, Rovigo, Savona e Varese nel 2016 non è stato aperto neanche un fascicolo per uccisione di animali. Appare altamente improbabile che in tali province non si sia verificato neppure un caso di avvelenamento di animali o altro tipo di uccisione. Il reato previsto dall’art. 544quater cp, spettacoli e manifestazioni vietati, è leggermente aumentato rispetto all’anno precedente, ma il numero degli indagati è diminuito: 23 procedimenti con 19 indagati.

 

Nel 2015 ci furono complessivamente 21 procedimenti con 44 indagati Per l’art. 544quinquies cp, combattimenti e competizioni non autorizzate tra animali, invece, sono stati registrati 34 fascicoli con 155 indagati. L’anno precedente i fascicoli erano 17 e gli indagati 71. I fascicoli sono raddoppiati, mentre il numero degli indagati è aumentato del +118%. Giova ricordare che questo reato punisce anche eventi come le corse clandestine di cavalli e non solo i combattimenti. I reati previsti dalla normativa sulla protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, art. 30 della legge 157/92, pur confermandosi i più diffusi dopo quelli di maltrattamento e uccisione di animali, hanno visto un brusco calo dei casi accertati. Nel 2016, sempre sul campione del 74% delle Procure ordinarie, sono stati aperti 1195 fascicoli (894 noti e 301 ignoti), con 1059 indagati. Nel 2015, invece, su un campione minore di procure, il 66%, i fascicoli aperti furono 1353 (975 noti e 378 ignoti) con 1184 indagati. C’è stata una diminuzione del -9% dei reati venatori accertati se si confrontano i dati disponibili delle Procure per i due anni in esame.

 

 

Non possiamo non mettere in relazione questo dato con il ridimensionamento della polizia ambientale avvenuto con la soppressione dei corpi di polizia provinciale e con la situazione di stallo e riduzione delle attività che si era venuta a creare prima del passaggio del Corpo Forestale all’Arma dei Carabinieri, a causa delle insicurezze e delle incertezze generate dall’imminente accorpamento – continua Troiano -. I nostri timori per la diminuzione della vigilanza ambientale sul territorio, espressi nelle edizioni precedenti di questo Rapporto, non erano infondati: se non vi è la presenza degli uomini in divisa sul territorio non vi sono accertamenti di illeciti. Chi fa vigilanza venatoria? Chi scova i bracconieri?” Per quanto riguarda il traffico illecito di animali da compagnia, reato previsto e punito dall’art. 4 L. 201/10, nelle Procure esaminate nel 2016 sono stati aperti 51 procedimenti (46 noti e 5 ignoti), con 107 indagati. C’è stato un aumento dell’+89% nel numero dei fascicoli e del +132% del numero degli indagati: nel 2015 furono aperti 27 procedimenti (25 noti e 2 ignoti), con 46 indagati.

 

La geografia dei crimini contro gli animali

 

I dati pervenuti dalle Procure Ordinarie ci offrono uno spaccato reale dei reati contro gli animali accertati sul territorio nazionale e ci consentono anche un’analisi della distribuzione geografica dei crimini contro gli animali. Si evince che la Procura con meno procedimenti per reati contro gli animali, è quella di Savona con 2 procedimenti e indagati. Seguono Varese (4 procedimenti e 4 indagati), Vasto (10 procedimenti e 7 indagati), Vallo della Lucania (15 procedimenti e 3 indagati), Novara (20 procedimenti e 7 indagati) e Matera (21 procedimenti e 14 indagati). La Procura di Brescia, sempre in base al campione del 74% analizzato, si conferma quella con più procedimenti iscritti per reati contro gli animali nel 2016: 449 procedimenti con 357 indagati. C’è da dire che più della metà dei procedimenti, 275 fascicoli, pari al 61% del totale, riguarda i reati venatori con il 73% degli indagati (261 persone). Sicuramente, poi, alcuni casi di maltrattamento, uccisione e detenzione incompatibile di animali saranno reati connessi all’attività venatoria. È noto che la provincia di Brescia rappresenta l’hotspot del bracconaggio più importante d’Italia quindi il numero dei procedimenti per tali reati influisce notevolmente sulla media totale dei reati contro gli animali registrati. Seguono Foggia (307 procedimenti e 65 indagati), Udine (213 procedimenti e 126 indagati), Napoli (170 procedimenti e 159 indagati), Roma (168 procedimenti e 220 indagati), Verona, con 165 procedimenti e 118 indagati e Torino con 163 procedimenti e 89 indagati.

 

Combattimenti tra animali: vero allarme

 

133 cani sequestrati, 29 persone denunciate per reati che vanno dal maltrattamento alla detenzione incompatibile, all’organizzazione di combattimenti; un combattimento interrotto in flagranza: questi i dati relativi al 2016. Il numero dei cani sequestrati ha avuto un’impennata: si registra un aumento del +189% dei cani sottoposti a sequestro e del +38% delle persone denunciate rispetto al 2015. Ritrovamenti di cani con ferite da morsi o di cani morti con esiti cicatriziali riconducibili alle lotte, furti e rapimenti di cani di grossa taglia o di razze abitualmente usate nei combattimenti, sequestri di allevamenti di pit bull, pagine Internet o profili di Facebook che esaltano i cani da lotta, segnalazioni: questi i segnali che indicano una recrudescenza del fenomeno. Per contrastare il preoccupante aumento delle lotte clandestine è tornato attivo il numero LAV “SOS Combattimenti” tel. 064461206. Lo scopo è quello di raccogliere segnalazioni di combattimenti tra animali per tracciare una mappa dettagliata del fenomeno e favorire l’attivazione di inchieste giudiziarie e sequestri di animali.

 

Corse clandestine di cavalli, ippodromi & scommesse

 

La presenza della criminalità nel mondo dei cavalli, delle corse e degli ippodromi è sempre stata forte. Recenti inchieste hanno confermato l’interesse di alcuni sodalizi mafiosi, in particolare di alcuni clan. Le corse clandestine di cavalli confermano la loro pericolosità: solo nel 2016, con dati che riguardano sia le corse clandestine che le illegalità nell’ippica, ci sono stati 8 interventi delle forze dell’ordine, 3 corse clandestine bloccate, 36 persone denunciate, 24 persone arrestate, 22 cavalli sequestrati, 4 stalle e un maneggio sequestrati. Secondo i dati ufficiali relativi all’elenco dei cavalli risultati positivi al controllo antidoping, ai sensi del regolamento delle sostanze proibite, 61 cavalli che nel 2016 hanno partecipato a gare ufficiali, sono risultati positivi a qualche sostanza vietata. Gare svolte in diversi ippodromi d’Italia, da Albenga a Napoli, da Aversa a Firenze, da Torino a Palermo, passando per Trieste, Montecatini, Milano, e Siracusa. Queste, invece, alcune delle sostanze trovare nei cavalli da corsa nel 2016: Altrenogest, Benzoilecgonina (metabolita della cocaina), Betametasone, Caffeina, Clortalidone, Codeina, Desametasone, Diossido di Carbonio (TCO2), Ecgonina Metilestere, Estranediolo (Metabolita Nandrolone), Fenilbutazone, Flunixin, Morfina, Procaina, Stanozololo, Teofillina, Testosterone.

 

L’affare dei canili e del traffico di cani

 

Secondo i dati in nostro possesso, sempre senza la pretesa di essere esaustivi, sono almeno 5 i canili, con oltre 200 cani, sequestrati nel corso del 2016 e 5 le persone denunciate per reati che vanno dalla truffa al maltrattamento all’esercizio abusivo della professione di veterinario. Il business legato alla gestione di canili “illegali” (strutture spesso sovraffollate e inadeguate sotto l’aspetto igienico sanitario e strutturale) così come il business sui randagi, mantiene intatto il suo potenziale criminale che garantisce agli sfruttatori di questi animali introiti sicuri e cospicui, grazie a convenzioni con le amministrazioni locali per la gestione dei canili. Aumentano le denunce per il traffico di cuccioli importati illegalmente dai Paesi dell’Est. Secondo i dati che ci sono stati forniti dagli organi di Polizia giudiziaria, negli anni 2015 e 2016 sono stati sequestrati 964 cani e 86 gatti (dal valore complessivo di 717.800 euro). E questi sono solo quelli che sono stati intercettati. Sono 107 le persone denunciate nel 2016. L’analisi della nazionalità delle persone denunciate conferma la transnazionalità di questo tipo di reato: russi, ungheresi, bulgari, serbi, moldavi, ucraini, slovacchi, rumeni e, ovviamente, italiani. L’importazione illegale di cuccioli, vede attivi gruppi organizzati, che fanno uso di modalità operative raffinate, e che hanno reti di appoggio e connivenza.

 

I traffici internazionali di fauna e il bracconaggio

 

Il traffico internazionale di animali e piante rare non accenna a diminuire. Nel 2016 la Cites dell’ex Corpo Forestale dello Stato ha accertato 78 illeciti penali e 194 illeciti amministrativi per un totale di 516.430 euro, e compiuto 100 sequestri. Boa constrictor, testuggini, corallo, procioni, macachi, cebi cappuccino, canguri, crotali, varani, pitoni, leopardi, tigri, farfalle e cavallucci marini: alcune delle specie degli animali sequestrati. Sono stati sequestrati anche 70 chili di avorio, 5 corni di rinoceronte, pelli di ghepardo e coccodrillo, confezioni di medicina alternativa orientale con parti di animali. Traffici di armi rubate o clandestine, resistenza e minacce agli organi di vigilanza, attentati alle auto di servizio: il bracconaggio continua a manifestare la sua pericolosità. I sequestri di armi clandestine testimoniano il forte interesse della criminalità organizzata per alcune attività illegali contro la fauna selvatica. Recenti inchieste hanno accertato gli interessi di alcune ‘Ndrine per la caccia di frodo e la vendita di fauna selvatica. Note le infiltrazioni, soprattutto a Sud, di personaggi malavitosi nella cattura e vendita di cardellini e altri piccoli uccelli. In alcuni territori l’uccellagione e i traffici connessi o il bracconaggio organizzato sono sotto il controllo dei clan dominanti. Armi clandestine, trappole esplosive, munizioni, esplosivi, visori notturni e puntatori a intensificazione di luminosità, balestre, pistole, fucili illegali, coltelli questi alcune delle armi e strumenti sequestrati nel 2016. Senza tregua il traffico di fauna selvatica nel mercato abusivo di Ballarò a Palermo, dove ogni settimana sono venduti centinaia di uccelli, e in altri mercati come a Messina, Napoli e di altre città del Sud. L’abbattimento o la cattura di specie particolarmente protette è diventato un fenomeno pericolosamente diffuso: lupi, orsi, Ibis eremita, cicogne, rapaci.

 

La “Cupola del bestiame”

 

Abigeato, falso materiale, associazione per delinquere, doping, maltrattamento di animali, macellazione clandestina, pascolo abusivo, ricettazione, truffa aggravata, concorso in associazione mafiosa, truffa, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, contraffazione di marchi, commercio alimenti nocivi: sono solo alcuni dei reati accertati nel corso del 2016 tra le illegalità negli allevamenti e nel commercio di alimenti di origine animale. Tra i beni sequestrati a mafiosi ci sono anche allevamenti, mandrie, cavalli, bovini, caseifici. L’abigeato non trova tregua, ogni anno spariscono nel nulla circa 150.000 animali. Animali di provenienza sconosciuta, farmaci illegali, stalle e allevamenti abusivi, cure veterinarie mai registrate e animali tenuti in condizioni di sovraffollamento o senza il rispetto delle norme igieniche: questi alcuni casi accertati nel 2016. Diverse le forme di macellazione clandestina, che vanno da quella domestica, o per uso proprio, a quella organizzata, riconducibile a traffici criminali, da quella collegata alla caccia di frodo a quella etnica. Le sofisticazioni alimentari creano sempre maggiore allarme sociale. Tonnellate di alimenti di origine animale sequestrate. Questi alcuni dei casi scoperti: cagliate in cattivo stato di conservazione, carne avariata sprovvista di bolli sanitari, tonnellate di salumi in condizioni pessime, migliaia di uova di dubbia provenienza, utilizzo fraudolento dei solfiti nella carne.

 

“Malandrinaggio” di mare: un malaffare a danno della biodiversità marina

 

Il mare in mano ai pirati della pesca di frodo, che con le loro flottiglie depredano le popolazioni di pesce, devastano i fondali, impoveriscono la biodiversità. Tonnellate di tonno rosso, di pesce spada, di molluschi, di novellame, di anguille, insieme a miglia di ricci e a quintali di datteri di mare, posti sotto sequestro. “Un nuovo esempio di sfruttamento organizzato di animali arriva dal saccheggio delle Oloturie, meglio conosciute come “cetrioli di mare” - prosegue Troiano -. L’Oloturia è richiesta dall’industria alimentare e cosmetica, soprattutto orientale, e per questo, da qualche anno, è oggetto di una capillare e illegale cattura, da parte di gruppi organizzati, soprattutto nel Salento. I contrabbandieri e pescatori di frodo delle Oloturie dispongono di magazzini, mezzi e pescherecci e hanno un’articolata rete di contatti e appoggi”. Nel business del pesce non manca l’infiltrazione della mafia o della camorra che, come diverse inchieste hanno accertato, sono infiltrate in società operanti nel settore ittico. L’operazione “Frontiera” dei Carabinieri ha permesso di accertare l’esistenza e l’operatività della “cosca Muto”, i cui membri, sono riusciti a influenzare l’economia locale, monopolizzando, con modalità mafiose, l’offerta di pescato, principale fonte di finanziamento della struttura criminale.

 

Uso di animali a scopo intimidatorio, cani rubati

 

La funzione intimidatoria degli animali, è uno dei ruoli che gli animali svolgono nel sistema e nella cultura mafiosa. L’uso di animali come arma o come “oggetti” per intimidire è molto diffuso, di difficile catalogazione e rappresenta un fenomeno che non si può facilmente prevenire. Teste mozzate di pecore, agnelli, capre, maiali e cani recapitate a scopo minatorio; animali al pascolo uccisi a colpi di roncola; un caimano usato per minacciare chi non voleva pagare il pizzo; bovini uccisi a colpi di lupara; una capretta morta appesa a testa in giù: sono alcuni dei casi accaduti l’anno scorso. “Il furto di cani è in aumento e suscita grande allarme - continua Troiano -. La fenomenologia è varia e complessa, ma il più delle volte gli animali vengono rubati per il loro valore economico e finiscono poi al mercato nero o usati come riproduttori. La vittimologia di questa categoria vede a rischio i cani di razza con pedigree importanti, campioni di bellezza, o campioni di caccia. A questi si aggiungono cani che vengono venduti tramite Internet e canali non ufficiali, come allevatori abusivi o privati che mettono annunci. Vi sono poi i rapimenti con le annesse richieste di riscatto”.

 

La Zoomafia viaggia anche su internet

 

I traffici di animali e le illegalità zoomafiose avvengono anche attraverso Internet. I principali modi di utilizzo di Internet per attività illegali contro gli animali sono, la diffusione di immagini e video relativi a uccisioni e atti di violenza contro animali, il commercio e traffico di animali, la raccolta di scommesse su competizioni tra o di animali, la promozione di attività illegali a danno di animali, le truffe e raggiri con uso fittizio di animali. In Internet è possibile scommettere su qualsiasi competizione tra animali, dalle corse ippiche alle corse di cani.

 

Zoocriminalità minorile: la “scuola” della violenza

 

Infine la zoocriminalità minorile, ovvero il coinvolgimento di minorenni o bambini in attività illegali con uso di animali o in crimini contro gli animali. Inquietanti e preoccupanti i casi elencati: un cane randagio preso a bastonate e ridotto a fin di vita da un gruppetto di ragazzi; Un giovane capriolo ferito ucciso a calci da un ragazzo; un giovane gabbiano caduto dal nido e ucciso a sassate da una banda di ragazzini; un rospo mutilato da due ragazzi che hanno condiviso il video sui social.

 

Il tema della violenza nei riguardi degli animali è strettamente collegato al tema della violenza nei riguardi degli esseri umani e dei comportamenti antisociali in genere. – continua Troiano -. Da decenni in criminologia e in psicologia la ricerca presta attenzione agli effetti e alle conseguenze del coinvolgimento dei bambini o degli adolescenti in tali forme di violenza. Le conseguenze più significative possono essere lo sviluppo di comportamenti aggressivi e antisociali e la difficoltà nei rapporti con i coetanei e nei rapporti sociali in genere”.

 

L’analisi di questo nuovo Rapporto conferma l’esistenza di sistemi criminali consolidati – conclude Troiano -, di veri apparati con connivenze tra delinquenti, colletti bianchi e funzionari pubblici. Sistemi criminali a danno degli animali e, in generale, della società. Un’azione di contrasto efficace deve adottare una visione strategica unitaria dei vari aspetti dell’illegalità zoomafiosa che incidono sul più vasto contesto della tutela della sicurezza pubblica e su quello della lotta alla criminalità organizzata: solo adottando iniziative investigative tipiche del contrasto ai sodalizi criminali si attuerà una strategia vincente”.

 

 

Comunicato Stampa

 

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